E adesso? Cosa fare davanti all’autismo

autismo-cosa-fare

 “Il mare è quello che vedo dentro mio figlio quando lo inseguo e scruto nei suoi occhi scuri come bottoni neri, quando cerco la sua anima, i suoi pensieri, quando faccio domande che si perdono nelle profondità di un oceano così buio da non lasciar vedere il brulichio della vita là nel fondo, una vita in cui ogni suo pensiero è un pesce d'argento, ogni suo dolore un corallo rosso e il suo amore è acqua limpida e pura”.

- Paola Nicoletti

Con queste parole Paola Nicoletti (2017), autrice del libro “raccontami il mare che hai dentro” e mamma di un bambino con Disturbo dello Spettro dell’Autismo, racconta la vita con lui. Da genitori, quando il proprio figlio riceve una diagnosi di autismo, il primo pensiero solitamente è: “e adesso?”. Ci si domanda come questo impatterà sulla sua vita futura e cosa è possibile fare per aiutarlo ed offrirgli un supporto adeguato che lo aiuti a comunicare ed interagire. Quando le difficoltà si rendono evidenti, spesso ci si chiede cosa sia importante insegnargli per sostenerlo nella vita quotidiana. 

Sono tante le cose che si possono fare per essere d’aiuto ad una persona con Disturbo dello Spettro dell’Autismo, soprattutto quando è un bambino. Ma anche dopo, da adulta, quella persona potrà avere bisogno di un po’ di comprensione e disponibilità, non solo da parte dei familiari ma anche da parte di amici e conoscenti.

Vivere con un bambino con Disturbo dello Spettro dell’Autismo: alcuni consigli

Quando si ha un figlio con autismo, ci si può sentire spiazzati di fronte alla grande quantità di informazioni e consigli che vengono offerti, soprattutto su internet. E’ necessario sempre verificare la fonti di quanto si legge, diffidando da notizie non verificate e soprattutto da “rimedi miracolosi”. Dall’autismo non è possibile “guarire”, ma vi sono diversi piccoli accorgimenti che possono essere utilizzati per aiutare il bambino a vivere più serenamente e ad acquisire diverse capacità.

Ad esempio può essere molto utile unirsi a gruppi di genitori con figli con autismo e conoscere altre famiglie con bambini con un livello di gravità del disturbo simile. Si tratta di preziose fonti di supporto ed informazioni. In generale, anche se può essere molto difficile, è importante per un genitore anche semplicemente prendersi del tempo per sé. Chiedere un aiuto anche pratico può permettere qualche ora per una pausa, e questo aiuterà tutta la famiglia a stare meglio. 

Per quanto possa essere complesso, inoltre, è importante portare più spesso possibile il bambino fuori casa, dove potrà sperimentare nuove attività.

Un altro aspetto importante è quello di educare gli altri familiari e gli amici sulle difficoltà e le necessità del proprio figlio. Spiegare cos’è l’autismo e come è meglio comportarsi può aiutare ad evitare malintesi e ad avere persone su cui poter contare (McCafferty, 2018)

Un accorgimento molto semplice riguarda l’adattamento dell’ambiente in cui la famiglia vive: con ambiente intendiamo sia gli spazi fisici della casa che l’ambiente sociale, cioè la natura delle interazioni tra le persone. Si consiglia di ridurre la complessità di spazi e comunicazioni, evitare l’eccesso di stimoli sensoriali e mantenere delle routine fisse e prevedibili (Istituto Superiore di Sanità [ISS], 2015).

Dopo la diagnosi, affidarsi ad un’equipe di professionisti di fiducia permetterà di ricevere corrette indicazioni e un supporto adeguato. Una buona idea è chiedere all’equipe consigli anche per quanto riguarda le Associazioni e le Organizzazioni presenti sul territorio, che spesso offrono servizi utili e la possibilità di conoscere altre famiglie. 

Disturbi dello Spettro dell’Autismo: quali interventi?

Gli interventi che possono venire proposti a seguito di una diagnosi di Disturbo dello Spettro dell’Autismo sono diversi. Solo alcuni sono sostenuti da prove di efficacia, e in ogni caso nessun percorso può prescindere da un’adeguata analisi della situazione specifica e da una consapevole ed informata adesione dei familiari. Anche per questo è fondamentale  affidarsi a figure professionali competenti.

Gli interventi possibili sono per lo più educativi e si basano sull’aumento dell’efficacia dei comportamenti. Di questi, la maggior parte si fondano sull’Applied Behavioural Analysis (ABA) e sulla sua versione intensiva UCLA/Lovaas. Questi trattamenti sono detti solitamente 'metodo ABA'.

Altri possibili interventi si basano sul modello Denver, che si propone di sviluppare le capacità cognitive e sociali a partire dalle caratteristiche specifiche del bambino, dalle sue preferenze e dal suo momento evolutivo.

Questi programmi migliorano capacità specifiche diminuendo la sintomatologia, ma è importante che siano valutati a cadenza regolare affinché possano essere davvero efficaci per quel particolare bambino. Gli interventi educativi possono essere applicati anche in età molto precoce, prima dei due anni.

Talvolta inoltre possono venire proposti farmaci per il trattamento del Disturbo dello Spettro dell’Autismo, tuttavia l’intervento farmacologico è in discussione dagli specialisti e sicuramente non assicura da solo un miglioramento significativo della sintomatologia comportamentale. Discorso a parte per il trattamento dei sintomi neurologici che purtroppo si accompagnano spesso all’autismo, come l’epilessia. Anche in questi casi, tuttavia, la terapia dovrà essere fortemente individualizzata e soprattutto avvenire sotto stretto controllo medico.

Nessuna prova di efficacia sufficiente è stata invece ancora prodotta per interventi basati su particolari diete o integratori. La ricerca non ha dimostrato neanche se questi interventi siano innocui, soprattutto se portati avanti nella fase di crescita, pertanto è sempre meglio evitare il fai-da-te e consultare il medico prima di apportare cambiamenti nella dieta del bambino. Nel caso in cui quest’ultimo presenti in effetti disturbi gastrointestinali o malattie autoimmuni del tratto digerente, sarà necessario utilizzare i trattamenti previsti dall’efficacia clinica per queste problematiche, che non  vanno però assolutamente a trattare la sintomatologia dell’autismo (ISS, 2015).

Inoltre, i genitori possono portare avanti la messa in atto di veri e propri interventi comportamentali. Riceveranno in tal caso specifica formazione e saranno seguiti da professionisti con i quali concorderanno obiettivi e modalità del trattamento. Questo permette di consolidare i risultati raggiunti con l’aiuto di operatori specializzati.

Generalmente i genitori trovano molto positivo venire coinvolti in prima persona nel programma terapeutico del figlio e ne traggono soddisfazione, riuscendo contemporaneamente ad interagire meglio con il bambino o il ragazzo.

La letteratura internazionale ha dimostrato infatti che gli interventi mediati dai genitori hanno un effetto positivo sul comportamento dei bambini e degli adolescenti con Disturbo dello Spettro dell’Autismo, migliorando la comunicazione e diminuendo i comportamenti problema (a cura del Sistema Nazionale per le Linee Guida - Istituto Superiore di Sanità, 2011).

Come comportarsi con un bambino con Disturbo dello Spettro dell’Autismo

Le problematiche principali che possono sorgere nell’interazione con un bambino con Disturbo dello Spettro dell’Autismo riguardano soprattutto quelli che vengono definiti come comportamenti problema

Generalmente si utilizza questo termine per parlare di comportamenti distruttivi, pericolosi per sé, per gli altri o per l’ambiente. 

Tuttavia anche un comportamento che non costituisce pericolo, ma che impedisce il bambino di accedere a situazioni che possono essere per lui fonte di apprendimento, risulta problematico. 

L’esempio delle stereotipie è calzante: se un bambino ad esempio ripete in continuazione la stessa parola al parco, potrebbe non riuscire a rapportarsi con gli altri bambini e ad apprendere aspetti propri delle interazioni sociali. 

Questo non significa che il comportamento problema sia da punire o da estirpare il prima possibile. Si tratta infatti di comportamenti che ricoprono solitamente una precisa funzione per il bambino (nel caso delle stereotipie potrebbe essere ottenere una stimolazione sensoriale), hanno un loro significato e si presentano in determinate situazioni. 

Quel bambino ha pertanto bisogno di essere aiutato ad ottenere o richiedere le stesse cose che chiede attraverso il comportamento problema in una modalità più funzionale. Da qui deriva anche l’importanza dei trattamenti a sostegno della comunicazione. E’ infatti dimostrato come il bambino o il ragazzo con autismo, quando apprende nuove capacità, diminuisca la frequenza dei comportamenti problema. In questo aspetto si cela tutta la funzione comunicativa dei comportamenti problema, che va colta ed analizzata per poter davvero aiutare la persona con il disturbo a sviluppare e rinforzare comportamenti alternativi (National Collaborating Centre for Mental Health [NCCMH], 2015).

Questo non sempre risulta facile per un educatore o un genitore. I comportamenti positivi rischiano di passare in secondo piano rispetto a quelli che creano difficoltà. In realtà, proprio per aiutare il bambino a capire cosa può essere più utile nelle diverse situazioni, è importantissimo rinforzare i comportamenti positivi. Questo significa lodare il bambino o offrirgli un piccolo “premio” quando si comporta in modo positivo, se ad esempio chiede qualcosa che desidera. In questo modo si rinforza la sua autostima e gli si comunica che i suoi sforzi sono stati notati. Inoltre, il bambino riceve così una direzione rispetto a come comportarsi, che rischia invece di perdere quando le uniche indicazioni sono rispetto a cosa non fare. Per la stessa ragione, è utile sforzarsi di parlare al positivo, provando a ridurre i “no” e i “non”.  Meglio, ad esempio, dire “stiamo un po’ in silenzio” invece di “non urlare”. Per un bambino con autismo può essere complesso comprendere frasi poste al negativo. Probabilmente preferisce che gli venga detto esattamente cosa si desidera che faccia (Kelly, 2015).

E’ bene inoltre cercare sempre di spiegare il perché dietro ai no, per quanto possibile ed adattando il linguaggio alle capacità di comprensione del bambino. Ad esempio si può dire esplicitamente che un determinato comportamento è pericoloso, magari individuando una parola precisa per indicare il pericolo (National Autistic Society, 2017).

Senza dubbio i comportamenti problema che più preoccupano un genitore sono proprio quelli che risultano pericolosi.

Particolarmente gli scatti d’ira possono risultare spiazzanti e difficili da gestire. Possono comparire ad esempio quando al bambino viene comunicato che è arrivato il momento di abbandonare un luogo o un’attività piacevole. Per evitare queste situazioni “dare un tempo” può risultare molto utile. Si potrà dire ad esempio “andiamo al parco per mezz’ora”, avvertendo quando il tempo si sta per esaurire. A quel punto si potrà anche prospettare un’altra attività. Meglio evitare però questo comportamento quando lo scatto d’ira si è già manifestato. 

Per una migliore gestione dei tempo, può essere utile utilizzare un semplice timer, disponibile anche nella maggior parte dei telefonini. Per la stessa ragione, una routine stabilita può aiutare il bambino o il ragazzo a capire l’ordine delle attività, e che quindi, ad esempio, prima si riordinano i giochi e poi si esce di casa. Questa routine può essere esposta in casa e corredata da immagini per aumentare la comprensibilità.

Quando però non si è riusciti a prevenire la crisi d’ira e questa esplode, la cosa forse più complessa da fare a questo punto è cercare di restare calmi. Mantenere una voce ferma e un atteggiamento gentile aiuta però il bambino a calmarsi e gli offre un esempio positivo. 

Inoltre spesso i comportamenti problema vengono messi in atto al fine di ricevere attenzione. Se è vero che in questo non c’è nulla di male, rispondere a questa necessità potrebbe dare al bambino il messaggio che quella modalità è corretta per ricevere quello che desidera. Meglio aiutarlo a trovare modalità alternative per esprimere il giusto bisogno di attenzioni degli adulti che si prendono cura di lui (Kelly, 2015).

Per quanto talvolta possa risultare complesso, è bene non dimenticare quanto siano importanti ed utili anche piccoli momenti di positiva interazione, come il gioco. Crescere un bambino con Disturbo dello Spettro dell’Autismo non significa infatti solo gestire momenti di crisi o difficoltà, ma riuscire, anche supportati da professionisti, ad entrare in relazione con il bambino in modo rispettoso e utile per il suo sviluppo. I genitori solitamente si relazionano con i figli secondo modalità innate ed intuitive, che però potrebbero non attivare il bambino con autismo, che spesso non risponde ad esse. Questo non preclude tuttavia la possibilità di un altro tipo di contatto o gioco. Il gioco è un aspetto importantissimo della crescita del bambino: oltre ad essere per lui piacevole offre preziose possibilità di apprendimento.

Generalmente i bambini con Disturbo dello Spettro dell’Autismo non mettono in atto il gioco simbolico (far finta di), ma prediligono un tipo di gioco più esploratorio. Preferiranno quindi lanciare la palla rispetto che versare il tè alle bambole. Alcuni studi dimostrano che i genitori di bambini con autismo tendono comunque a “sintonizzarsi” con il figlio rispetto alle attività preferite, impegnandosi quindi con palloni e cubetti piuttosto che con giochi simbolici, aiutando così il bambino ad entrare in relazione con loro per tempi più lunghi (Portale autismo, n.d.).

Infatti, quando si svolgono giochi simili, è possibile trovare diverse occasioni di interazione, anche dalle azioni più semplici.  Pensiamo al gioco più banale di tutti, quello che i bambini imparano per primo: gettare a terra gli oggetti. Per quanto possa sembrare impossibile creare occasioni di scambio sociale a partire da un gioco così, si può ad esempio raccogliere gli oggetti gettati in un piccolo cesto, invogliando in questo modo il bambino o il ragazzo a trovare un modo anche semplice per chiedere quel cesto. Sono modalità, talvolta anche intuitive, di offrire al bambino o al ragazzo la possibilità di scoprire che interagire con gli altri può essere anche piacevole e divertente (National Autistic Society, 2017).

Come comunicare con un bambino con Disturbo dello Spettro dell’Autismo

Dal momento che i Disturbi dello Spettro dell’Autismo si caratterizzano da difficoltà nei comportamenti comunicativi, interagire con una persona con autismo potrebbe risultare complesso e talvolta frustrante. Per facilitare entrambi gli attori della comunicazione è possibile adottare alcuni accorgimenti. Alcuni di questi sono molto semplici:

  • parlare piano e lentamente, senza utilizzare troppe parole ed assicurandosi di essere in un posto tranquillo evitando il sovraccarico sensoriale.
  • Cercare di limitare il linguaggio non verbale (gesti, contatto oculare): potrebbe distrarre ed essere fonte di ansia. Questo non significa tuttavia che sia buona norma comunicare con la persona con autismo senza guardarla. Anzi, una comunicazione faccia-a-faccia rispettosa può aiutare.
  • Iniziare la frase con il nome della persona per catturare la sua attenzione, verificando anche dopo che stia effettivamente ascoltando.
  • Non fare troppe domande e fare in modo che quelle poste siano corte, specifiche e ben strutturate.
  • I supporti visivi possono essere molto utili, sia per aiutare la comprensione che per supportare la persona con autismo nella comunicazione e nella richiesta di aiuto.

Se la persona con autismo, anche adulta, non utilizza il linguaggio verbale, solitamente può avere altre modalità per comunicare i suoi bisogni o desideri (con i gesti, lo sguardo, utilizzando figure, oppure piangendo o mettendo in atto comportamenti problema). Anche l’ecolalia, ovvero la ripetizione continua di una parola o frase, può avere in alcuni casi una valenza comunicativa. La persona potrebbe infatti ripetere di continuo una parola udita perché non l’ha compresa, oppure potrebbe aver osservato che una determinata parola o frase gli è utile per ottenere qualcosa di cui sente il bisogno. Anche in questo caso è bene cercare di capire quale potrebbe essere l’intenzione comunicativa dietro un comportamento apparentemente senza significato.

Quando si comunica con una persona con autismo, è importante cercare di adattarsi alle sue capacità. Se ha da poco imparato ad usare il linguaggio verbale, ad esempio, meglio non usare frasi complesse, ma singole parole. E’ essenziale guidare il bambino o il ragazzo a nuovi apprendimenti, ma ciò va fatto sempre a partire dalle attuali capacità: aggiungere poco alla volta, offrendo sempre informazioni e stimoli che lui o lei sia in grado di comprendere e far propri piano piano.

Offrire occasioni di apprendimento è fondamentale. Per fare ciò, sarà necessario anche, ad esempio, trattenersi dal risolvere ogni problema prima che si presenti per lui o lei l’occasione di chiedere aiuto. Una situazione di bisogno è una grande motivazione per comunicare. Non anticipare i bisogni ed aspettare solo un po’ prima di accorrere può offrire una positiva occasione di apprendimento. Si può ad esempio:

  • porre il gioco preferito in un posto visibile ma non facile da raggiungere, in modo che il bambino o il ragazzo sia invogliato a chiedere una mano;
  • offrire giochi non immediati da usare, per stimolare una richiesta di aiuto nell’utilizzo;
  • offrire oggetti che trova molto interessanti e piacevoli in modo graduale per stimolare altre richieste;

Questo non significa deliberatamente infastidire la persona, che sarebbe controproducente. Va evitato che il bambino o il ragazzo si sentano frustrati e demotivati. E’ fondamentale essere disponibile ad aiutare subito, appena la persona riesce a formulare una richiesta. Se inoltre questa richiesta dovesse essere minima, difficilmente comprensibile, incompleta, ma costituisse un progresso rispetto alle capacità comunicative precedenti, è importante rinforzare sempre lo sforzo, non attendendo una richiesta ottimamente formulata per rispondere. Lo scopo non è ottenere perfetti risultati, ma incoraggiare il bambino o il ragazzo non neurotipico a trovare modalità utili per esprimere i propri desideri o bisogni, diminuendo il suo malessere e non aumentandolo.

E’ importante accompagnare la persona anche ad esprimere comprensibilmente quando desidera smettere un’attività, o non desidera iniziarla. La cosa importante è che possa imparare a riconoscere e parlare dei propri bisogni.

Si possono usare diversi supporti per sostenere la comunicazione nelle persone con Disturbo dello Spettro dell’Autismo: gesti, supporti visivi come foto ed immagini, oggetti e addirittura canzoni o ritmi.

Ci sono anche programmi specifici che si propongono di sostenere e sviluppare le capacità comunicative delle persone con autismo. Questi interventi si racchiudono sotto l’etichetta di Comunicazione Aumentativa e Alternativa, e possono essere diversi e prevedere diversi strumenti e supporti. La modalità migliore andrà scelta sulla base delle capacità presenti della persona, e potrà prevedere ad esempio la possibilità di utilizzare immagini (PECS - sistema di comunicazione per cambio di immagini), segni, libri contenenti simboli, parole, foto, oppure ancora dispositivi per la sintetizzazione vocale.

Non tutte le forme di Comunicazione Aumentativa Alternativa sono validate dalla letteratura, per questo è indispensabile scegliere con cura il metodo migliore con il supporto di professionisti preparati (National Autistic Society, 2017).

Come comportarsi con un adulto con Disturbo dello Spettro dell’Autismo

Soprattutto se una persona adulta presenta il disturbo in forma lieve, potrebbe non essere immediatamente riconoscibile. Si potrebbe addirittura pensare che le difficoltà che presenta non siano legate all’autismo, che in fondo non gli impedisce di lavorare, studiare, o intrattenere relazioni, ma ad una presunta “scarsa volontà” nel fare qualche sforzo in più. Nulla di più sbagliato. Generalmente una persona con autismo mette in atto grandi sforzi per adattarsi alla vita quotidiana, per gestire le interazioni quotidiane, gli eccessi di stimoli, i piccoli cambiamenti nelle sue routine. Risulta irrispettoso non riconoscere queste difficoltà e addirittura colpevolizzare la persona nel caso in cui sbagli. Se invece le persone intorno e la società tutta mettono anch’esse in atto qualche sforzo nel diminuire le fonti di difficoltà e nell’offrire un aiuto per la loro gestione, allora si può realizzare una vera inclusione. 

Si può ad esempio valorizzare gli sforzi compiuti e i risultati, sdrammatizzando invece gli errori e offrendo occasioni di apprendimento e rimedio. Anche di fronte a comportamenti che possono sembrare fastidiosi o aggressivi, può essere sufficiente spiegare chiaramente come si potrebbe fare altrimenti, incoraggiando la persona e non attaccando la sua autostima.

Anche per interagire con una persona adulta con autismo possono essere utili alcuni suggerimenti per rendere l’interazione più semplice e piacevole. 

Ad esempio, è buona regola utilizzare le parole secondo il loro significato letterale, senza sminuirlo o ingigantirlo. Evitare quindi iperboli e soprattutto frasi sarcastiche o ironiche. Generalmente infatti le persone con autismo, se non hanno appreso a gestire l’umorismo e l’ironia, potrebbero non comprendere determinati scherzi e sentirsi addirittura offesi.

A causa delle difficoltà che le persone con autismo riscontrano nel comprendere le regole sociali e gli stati d’animo altrui, può essere buona abitudine esplicitare le motivazioni dietro ai propri comportamenti ed esprimere esattamente i propri stati d’animo e bisogni, evitando inutili bugie. Se ad esempio non si riesce ad essere disponibili in un periodo molto occupato, meglio spiegare che in questo momento non si ha tempo e non si è arrabbiati. Se però si riesce a dedicare un po’ di tempo in più ad un amico con autismo si potrà essere sicuramente di grande aiuto, specialmente in adolescenza. Si potrà essere infatti punto di riferimento anche nella socializzazione con altre persone, aiutando così anche ad aumentare l’autostima della persona. Questo potrebbe voler dire anche ascoltare la persona con autismo parlare con entusiasmo e per molto tempo dei suoi interessi, solitamente molto ristretti e particolari. Se questo risulta difficile, meglio essere onesti e chiedere di cambiare argomento. Ascoltando però con un po’ di pazienza, ci si potrebbe ritrovare dopo un po’ a scoprire informazioni nuove, particolari ed interessanti!

Le persone con Disturbo dello Spettro dell’Autismo tendono ad evitare il contatto oculare. Parlare con una persona che non guarda negli occhi il suo interlocutore può risultare spiazzante o addirittura fastidioso, ma non ha alcun senso cercare di forzare la persona. Niente frasi quindi come “guardami” o “perché non mi guardi?”, sono inutili ed imbarazzanti.  Non c’è ragione di pensare che la persona non stia ascoltando solo perché non sostiene lo sguardo dell’interlocutore. Ancora più fastidioso del contatto oculare forzato potrebbe essere il contatto fisico non richiesto. Come forma di rispetto dell’altro, soprattutto se non neurotipico, è bene assicurarsi che sia a suo agio nel contatto fisico con una richiesta esplicita e rispettare eventuali rifiuti.

Un altro piccolo accorgimento da seguire quando ci si relaziona con una persona adulta con Disturbo dello Spettro dell’Autismo, anche lieve, è rispettare i programmi e le routine stabilite, rispettando sempre le sue abitudini. In questo modo la si potrà aiutare a gestire ansia e stress e ad evitarle emozioni e sensazioni anche parecchio spiacevoli, fino a vere e proprie crisi di ansia o panico. 

Ovviamente le persone con autismo, esattamente come le persone neurotipiche, sono anche estremamente diverse le une dalle altre e ciò che può risultare molto complicato per qualcuno può non esserlo affatto per un altro. Sono state qui elencati alcuni accorgimenti per gestire insieme quelle che sono le difficoltà più comuni, che si possono riscontrare anche in età adulta e nelle forme lievi del disturbo, e forse proprio per questo difficilmente riconoscibili e facilmente fraintendibili (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici [ANGSA] Umbra, 2018).

Interagire con una persona con Disturbo dello Spettro dell’Autismo può essere molto complesso e porre delle sfide davvero impegnative anche dal punto di vista emotivo, soprattutto se il proprio ruolo è quello di genitore. Tuttavia, alcuni interventi comportamentali si sono dimostrati efficaci nel migliorare la comunicazione e il comportamento. Inoltre, alcuni semplici accorgimenti possono davvero fare la differenza. Questo è vero anche nel caso di persone adulte con il disturbo, magari presente anche in forma lieve. Quello che è importante fare è cercare sempre di comprendere le motivazioni alla base anche dei comportamenti più apparentemente inspiegabili, rinforzare e valorizzare ogni sforzo di miglioramento e non colpevolizzare per le difficoltà. 

Approfondimento: Cos'è l'autismo

Bibliografia

  • Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici [ANGSA] Umbria (2018) Autismo: 16 consigli per le persone con un’amica/o Asperger. Disponibile in: http://angsa.it/2018/02/10/autismo-16-consigli-per-le-persone-con-un-amica-o-asperger/ [22 agosto 2019].
  • Istituto Superiore di Sanità (a cura di) (2011) Il trattamento dei disturbi dello spettro autistico nei bambini e negli adolescenti. Roma: Sistema Nazionale per le Linee Guida. Disponibile in: http://old.iss.it/binary/auti/cont/LG_autismo_ISS.pdf [22 agosto 2019].
  • Istituto Superiore di Sanità [ISS] (2015) Gli interventi terapeutici. Disponibile in: http://old.iss.it/auti/?id=382&tipo=2&lang=1 [22 agosto 2019].
  • Kelly, G. (2015) Five Tips that Helped Improve My Child's Behavior. Disponibile in: https://www.autismspeaks.org/blog/five-tips-helped-improve-my-childs-behavior [22 agosto 2019].
  • McCafferty, K.R. (2018) 10 things parents can do to help their child with autism. Disponibile in: https://www.autismspeaks.org/blog/10-things-parents-can-do-help-their-child-autism [22 agosto 2019].
  • National Autistic Society (2017) Communicating. Disponibile in: https://www.autism.org.uk/about/communication/communicating.aspx#tips [22 agosto 2019].
  • National Collaborating Centre for Mental Health [NCCMH] (2015). National Institute for Health and Care Excellence: Clinical Guidelines Challenging Behaviour and Learning Disabilities: Prevention and Interventions for People with Learning Disabilities Whose Behaviour Challenges. London: National Institute for Health and Care Excellence (UK).  Disponibile in: https://www.nice.org.uk/guidance/ng11/resources/challenging-behaviour-and-learning-disabilities-prevention-and-interventions-for-people-with-learning-disabilities-whose-behaviour-challenges-1837266392005 [22 agosto 2019].
  • Nicoletti, P. (2017). Raccontami il mare che hai dentro. Bologna: Pendragon
  • Portale autismo (n.d.) Interagire con un bambino con un Disturbo dello Spettro Autistico: una sfida da vincere. Disponibile in: https://www.portale-autismo.it/interagire-bambino-disturbo-spettro-autistico-sfida-vincere/ [22 agosto 2019]. 

Come valuti questo articolo?

Clicca su una stella per votare!

Voto medio / 5. Numero di voti:

Author: Elena Fretti

Dopo la laurea triennale in Scienze Psicologiche della Personalità e delle Relazioni Interpersonali, ho conseguito la laurea magistrale in Psicologia Clinica e l’abilitazione alla professione di psicologa. Mi occupo di promozione della salute materno – infantile come borsista presso l’ULSS di Verona, seguendo Progetti di respiro regionale e nazionale. Ho frequentato corsi specifici relativi alla psicologia perinatale, alla neuropsicologia clinica, alla medicina psicosomatica e alla terapia ABA. Attualmente frequento una Scuola di Psicoterapia ad indirizzo Cognitivo Neuropsicologico.

>