Autoefficacia: teoria e applicazioni della teoria di Bandura

autoefficacia

Nella nostra quotidianità ci sarà forse capitato di sentir utilizzare il termine “autoefficacia” e ci siamo probabilmente domandati che significato operativo abbia questa parola. In questo articolo vogliamo provare a spiegare il significato del termine “autoefficacia” e quali sono i punti di contatto e le differenze con la più nota “autostima”. 

Iniziamo dunque definendo l’autoefficacia come il giudizio che ciascuno di noi si dà circa la propria capacità di riuscire a portare a termine determinati compiti. L’autoefficacia comporta sia la possibilità di raggiungere uno scopo, che la perseveranza davanti alle difficoltà. 

Il concetto di autoefficacia nasce grazie ad un noto psicologo canadese, Albert Bandura.

Albert Bandura e la teoria dell’apprendimento sociale

Albert Bandura nasce a Mundare, in Canada, nel 1925. Si laurea alla British Columbia University, dove riceve anche il premio Bolocan Award per la psicologia, e consegue successivamente il dottorato e un Master nell’Iowa (Stati Uniti). L’Università dell’Iowa era molto nota per le ricerche e i progressi nel campo dell’apprendimento. In quel periodo Bandura iniziò a svolgere esperimenti e sviluppò una serie di competenze che lo indussero a formulare una nuova cornice teorica volta alla valutazione del processo mentale. 

Dopo aver conseguito il Dottorato all’Università dell’Iowa, si trasferì a Stanford, dove iniziò ad occuparsi dello studio dei processi interattivi in psicoterapia e dei modelli familiari che generano comportamenti aggressivi nei bambini. I risultati dei sui studi fornirono molte prove a supporto della teoria dell’apprendimento sociale, considerata centrale nello sviluppo della personalità di ciascun individuo, secondo la quale i bambini imparano all’interno del contesto sociale, spesso attraverso l’osservazione e l’imitazione del comportamento altrui. Secondo Bandura il comportamento è il risultato di un processo in cui fattori ambientali e interindividuali giocano lo stesso ruolo. Questo concetto, chiamato determinismo circolare o reciproco, si discosta da quanto affermava precedentemente Skinner, secondo cui sono solamente i fattori ambientali a giocare un ruolo dominante nell’apprendimento di un dato comportamento (determinismo ambientale). Per Bandura inoltre, l’apprendimento imitativo (modeling) non è una semplice variante del condizionamento operante teorizzato da Skinner, ma è una forma ulteriore di apprendimento, poiché il soggetto non agisce direttamente ma elabora cognitivamente rinforzi erogati ad altri. Bandura analizzò anche le variabili che sono coinvolte nel processo di apprendimento, chiamando in causa i fattori cognitivi, da cui dedusse che le aspettative proprie e altrui sulle prestazioni esercitano un’influenza molto forte sui comportamenti, sulla valutazione di effetti e risultati e sui processi di apprendimento. A seconda che il successo o il fallimento siano attribuiti a cause interne o esterne, controllabili o incontrollabili, le reazioni affettive e cognitive che conseguono a tali risultati possono variare.

La teoria dell’autoefficacia

Dalla teoria dell’apprendimento sociale, Albert Bandura estrapola il concetto di autoefficacia (self – efficacy) secondo il quale l’individuo è capace di simbolizzare o di vicariare l’esperienza diretta, facendo previsioni su se stesso che gli consentono di autoregolarsi. Nello specifico, gli studi sull’efficacia percepita hanno contribuito a porre in rilievo le capacità di autoriflessione e di autoregolazione della mente umana.

La capacità di autoriflessione consente alla persona di analizzare le proprie esperienze, di riflettere sui propri processi di pensiero, di generare nuove capacità di pensiero e di azione. La capacità di autoregolazione invece, consente di dirigere e di motivare se stessi mediante obiettivi e incentivi, in base a standard interni, restando autonomi rispetto ad ogni altro fattore esterno.

Il senso di efficacia personale, o autoefficacia percepita, è il prodotto di un sistema autoreferenziale e autoregolato che guida e dirige il comportamento, orienta il rapporto della persona con l’ambiente e pone le condizioni per lo sviluppo di nuove esperienze e capacità.

Quindi, il senso di autoefficacia percepita è la convinzione circa le proprie capacità di organizzare ed eseguire le sequenze di azioni necessarie per produrre determinati risultati. Ad un basso senso di autoefficacia corrispondono spesso comportamenti di evitamento, basse aspirazioni e poco impegno, rimuginio sui propri dubbi e sulle proprie disabilità, vulnerabilità a stress e depressione e un recupero lento del senso di autoefficacia dopo un insuccesso.  La persona con un alto senso di autoefficacia affronta attivamente le difficoltà, si pone obiettivi di cambiamento e persevera per raggiungerli, cerca soluzioni ai problemi senza rimuginare su essi, ritiene i fallimenti rimediabili e per questo raddoppia gli sforzi in caso di fallimento. Inoltre, è poco vulnerabile a stress e depressione. 

Nella prospettiva socio-cognitiva di Bandura l’uomo è dunque un organismo ambizioso, capace di prevedere e gestire problemi e cambiamenti, attivo nel modellare la sua vita e il contesto sociale.

Autoefficacia e autostima

Mentre l’autoefficacia riguarda i giudizi cognitivi circa la propria capacità personale (risponde alla domanda “Quanto riuscirò a fare bene questa cosa?”), e si riferisce a specifici ambiti di attività, l’autostima rappresenta un aspetto globale della personalità ed è un tipo di convinzione che riguarda i giudizi di valore personale, una reazione affettiva che indica come la persona si sente con se stessa (risponde alla domanda “Come sono io?”). 

Le percezioni di valore o di autostima possono derivare: 

  • dal concetto di sé, ovvero da un giudizio generalizzato che la persona ha di sé, e che comprende una varietà di reazioni e convinzioni
  • da altre fonti, come ad esempio dal possesso di attributi fisici o mentali apprezzati o disprezzati dalla società

Possiamo dunque definire l’autostima come un senso soggettivo e duraturo di autoapprovazione del proprio valore personale, basato su auto-percezione.

Una bassa autostima è spesso associata ad un’educazione rigida e povera di rinforzi positivi, che nega una piena realizzazione di sé. Essa è inoltre concausa di: 

  • paura e fobie
  • ansia
  • insicurezza e passività
  • paura del giudizio negativo e dipendenza dal giudizio altrui
  • disturbi di personalità, disturbi depressivi e dipendenze

I sintomi di una bassa autostima possono essere:

  • autocritica rigida e rigorosa
  • ipersensibilità alle critiche e ipercriticismo
  • indecisione e irritabilità
  • paura del giudizio negativo
  • senso di colpa
  • perfezionismo
  • anassertività, che si riferisce all’incapacità di comunicare rispettando i diritti propri e altrui, e scarsa attitudine alla risoluzione dei problemi
  • depressione

L’autostima si definisce sulla base di elementi: 

  • cognitivi: valutazione del proprio aspetto fisico, abilità e competenze
  • affettivi: sentimenti positivi o negativi percepiti nei confronti di se stessi
  • valutativi: schemi di competenze legati a criteri di paragone o livelli di rendimento ideali. 

Alcuni autori, tra cui Cloninger (1989) e Ryff (1995), fanno rientrare l’autostima tra gli indicatori del benessere individuale, insieme a: 

  • un adeguato livello di assertività
  • le strategie di coping, che si riferiscono allo stile adottato da ognuno nel fronteggiamento degli eventi
  • la capacità di trascendere la realtà senza rimanere invischiati nei meccanismi d’ansia
  • coerenza individuale
  • progettualità e auto-direzione
  • padronanza ambientale e tipologia di locus of control (attribuzione delle cause degli eventi a fattori esterni o interni)
  • autonomia e relazioni positive con gli altri

Possiamo concludere osservando che autoefficacia e autostima sono fra di loro legate e interconnesse:  l’affinamento di competenze e la percezione di un senso di autoefficacia in varie abilità contribuisce a farci sentire capaci e in grado di mantenere un controllo su ciò che accade e di poter incidere positivamente sugli eventi. Tutto questo rinforza un più globale senso di autostima contribuendo a farci sentire persone sufficientemente in gamba, degne di rispetto e considerazione.

Applicazioni pratiche

Come ci possono essere utili nella vita di tutti i giorni questi concetti? 

In primis possiamo considerarli fondamentali nell’educazione dei figli. Sia il senso di autoefficacia che l’autostima si sviluppano in età infantile e adolescenziale. 

Nello specifico lo sviluppo dell’autostima, secondo Coopersmith (1967), dipenderebbe da una serie di fattori, tra i quali spiccano la percezione che il bambino ha del proprio valore rispetto agli altri, in termini di apprezzamento, affetto e attenzione, il vissuto di successo del bambino e la definizione personale di successo e insuccesso in termini di aspirazioni. Essenziali inoltre sono le modalità di risposta del bambino ai feedback e alle critiche negative. 

È dunque centrale il ruolo dei genitori come modello per il fronteggiamento di successi e insuccessi. Inoltre la percezione della reazione prodotta in altri da un proprio comportamento può essere utile a rendere quest’ultimo più adeguato. Il bambino potrà dunque autoregolarsi e apprendere anche sulla base dell’osservazione della reazione prodotta nel genitore.

In aggiunta, è doveroso sottolineare che l’ipercriticismo nei confronti dei propri figli può portare alla nascita della “critica patologica”, ovvero di quella voce interiore che ci critica e che influisce negativamente sull’autostima. Si tratta appunto dell’interiorizzazione della critica del genitore, che ci paragona ad altri, che ci dice che dobbiamo essere perfetti, che ci dice che siamo incompetenti e incapaci. 

La critica patologica genera inevitabilmente emozioni negative, come rabbia e senso di colpa, e alimenta il circolo vizioso della bassa autostima, la quale può influire in maniera negativa sulla personalità dell’individuo e sul possibile sviluppo di psicopatologia.

Approfondimento: Psicoterapia

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Bibliografia

  • Bandura, A. (1977). Social Learning Theory. General Learning Press.
  • Bandura, A. (2000). Autoefficacia: teoria e applicazioni. Erickson.
  • Coopersmith, S. (1967). The antecedents of self-esteem. Freeman.
  • Cloninger, C.R. (1989). A systematic method for clinical description and classification of personality variants. Archives of General Psychiatry, 44, 573-588. 
  • Ryff, C.D. (1995). Psychological well-being in adult life. Psychological Science, 4, 99-104.
  • Skinner, B.F. (1953). Science and human behavior. Free Press.
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