La cura della ludopatia (gioco d’azzardo patologico)

cura gioco d'azzardo patologico

Nell’articolo precedente abbiamo visto cosa si intende con il termine ludopatia o, in termini più scientifici, con  l’espressione “disturbo da gioco d’azzardo” (APA, 2013).

Ricordiamo che in termini tecnici, in ambito psicologico e psichiatrico, è preferibile utilizzare quest’ultima definizione rispetto al termine “ludopatia”, termine più sintetico e maggiormente diffuso, invece, nel linguaggio comune.

Ma quali sono le strategie e i percorsi attuabili per fronteggiare tale problematica? Vediamoli insieme.

Ludopatia e cure: come uscire dalla dipendenza del gioco

Le persone che soffrono di ludopatia spesso si ritrovano a cercare soluzioni per capire come uscirne da soli. 

La persona che inizia a essere consapevole di avere un problema con il gioco, di aver sviluppato una vera e propria ludopatia, si impegna spesso nell’estenuante ricerca di  rimedi, indicazioni fai da te, consigli e del manuale perfetto della “Ludopatia: come uscirne”.

Ma come uscirne da soli? Si può effettivamente uscire da soli dalla ludopatia, una dipendenza comportamentale?

È possibile rispondere a questa domanda, ponendone un’altra: pensereste mai di darvi autonomamente dei punti di sutura a una ferita o vi occupereste personalmente della vostra riabilitazione fisioterapica in seguito a un incidente, senza avere l’esperienza e le competenze per gestire un problema medico?

Il giocatore d’azzardo può cercare disperatamene un’uscita dal problema, un’uscita accessibile per chiudere, ad esempio, la porta di una stanza virtuale dove ha trascorso le sue ultime, innumerevoli, ore a giocare a poker online.

Questi tentativi, però, spesso non danno esiti favorevoli.

La risposta alla domanda che ci siamo posti, se è possibile uscirne da soli, è NO.

La ludopatia è un problema clinicamente significativo, è un disturbo psicologico ampiamente riconosciuto e descritto accuratamente nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali - DSM 5 (APA, 2013).

E per quanto il gioco, nello specifico il gioco d’azzardo, sia considerato un comportamento socialmente accettabile, le persone che soffrono di ludopatia vivono un disagio clinicamente significativo che merita dignità, considerazione e trattamento clinico specialistico.

La persona che sviluppa una dipendenza da gioco d’azzardo esperisce sintomi e fenomeni quali il craving, la tolleranza, l’astinenza e non gioca d’azzardo per motivi sociali, ludici o professionali.

Una persona che ha sviluppato una dipendenza comportamentale nei confronti del gioco non riesce a gestire l’impulso di giocare, si sente quasi “obbligato” a giocare ed è disposta a fare qualsiasi cosa per procurarsi anche il denaro utile per attuare il comportamento dipendente di gioco.

Chiedere aiuto per affrontare la ludopatia, non è sinonimo di debolezza.

In alcuni casi, purtroppo, le persone che presentano problemi di tipo psicologico, rimandano la loro richiesta di aiuto a familiari e professionisti della salute mentale, perché vivono come un fallimento l’incapacità di gestire autonomamente il problema.

Così, esse, si ritrovano a trattare il problema psicologico diversamente da come farebbero con un problema fisico o medico.

La richiesta di aiuto è, invece, un importante successo per le persone che hanno raggiunto la consapevolezza di avere un problema.

Ludopatia: come curarla

Il contatto con un professionista avviene solitamente quando la persona diventa consapevole dell’aggravarsi della sua relazione con il comportamento di gioco, comportamento diventato disfunzionale, pervasivo e incontrollabile.

Cosa puoi fare, quindi, da solo per affrontare tale problema? 

Ammettere di averlo!

Se pensi di avere un problema puoi iniziare a chiedere una consulenza a un professionista che ti aiuterà a valutare l’entità del tuo problema con il gioco attraverso un colloquio e la somministrazione di alcuni test.

Il South Oaks Gambling Screen - SOGS (Guerreschi, & Gander, 2000), ad esempio, è uno degli strumenti di screening più diffusi per la misurazione del comportamento problematico di gioco, costituito da 20 domande (dette anche item).

Ludopatia: terapia e trattamenti

È possibile trattare la ludopatia in diversi modi e attraverso l’applicazione di diversi approcci. 

Qualunque sia la cura e il percorso scelto per il trattamento, però, è consigliabile impostare la terapia della ludopatia lavorando in ottica motivazionale con il paziente, per far sì che egli stesso aumenti la consapevolezza del problema, la motivazione al cambiamento e comprenda di dover avere un ruolo attivo nel perseguimento degli obiettivi terapeutici.

Per il trattamento della ludopatia, la cura farmacologica, ossia il trattamento con assunzione di farmaci, può essere molto utile ed efficace.

Le terapie farmacologiche per il trattamento del disturbo da gioco d’azzardo, sono generalmente orientate alla gestione delle dimensioni cliniche del disturbo quali, ad esempio, l’impulsività e l’anedonia (Lupi et al., 2014).

Alcuni studi hanno mostrato che l’impego di farmaci utilizzati nella dipendenza da sostanze e alcol (naltrexone) può avere efficacia anche nel trattamento del disturbo da gioco d’azzardo (Grant et al., 2008).

Questa similitudine tra dipendenze da sostanze e dipendenze comportamentali, anche in termini di trattamento, chiarisce maggiormente perché i servizi pubblici per le tossicodipendenze-SerT gestiscano anche le richieste di pazienti con dipendenze comportamentali.

Per questo motivo alcuni SerT, sono diventati Servizi per Dipendenze patologiche trasformando l’acronimo in SerD.

Tra i pazienti affetti da ludopatia, però, è possibile registrare ancora qualche resistenza nel rivolgersi a tali servizi, ancorati all’idea che trattare una dipendenza da sostanze non sia come come curare una dipendenza da slot machine.

Ludopatia e terapie: quali scelte?

La scelta circa il percorso da intraprendere, se condotta in autonomia, potrebbe rivelarsi abbastanza complessa. 

Consultando un professionista sarà più semplice intraprendere un percorso più adeguato alle proprie esigenze e al proprio livello di problematicità. 

In una prima fase del trattamento, infatti, lo psicoterapeuta ad orientamento cognitivo comportamentale condurrà quella che può essere definita fase di assessment, una fase che consiste nella raccolta di informazioni circa lo sviluppo del problema presentato e circa alcune caratteristiche di personalità del paziente. 

Da questa valutazione psicodiagnostica, condotta con colloqui e attraverso la richiesta di compilazione di test validati statisticamente, il professionista concorderà con il paziente gli obiettivi di trattamento e farà la sua proposta di intervento.

Sarà possibile pensare a un trattamento individuale o di gruppo e, in alcuni casi, potrebbe essere valutata anche la possibilità di affiancare un trattamento di tipo farmacologico, come prima anticipato. 

Uno dei vantaggi della terapia cognitiva e comportamentale (TCC) è proprio quello di essere compatibile con altri trattamenti, come per esempio la farmacoterapia.

La TCC, inoltre, è molto indicata per il trattamento del disturbo da gioco d’azzardo in quanto consente di lavorare su quelle che sono definite distorsioni del pensiero, molto comuni nelle persone che sviluppano una ludopatia. Le distorsioni cognitive associate al gioco possono essere, ad esempio, l’illusione di avere potere e controllo sugli esiti delle giocate (eventi, invece, casuali), la superstizione e la sovrastima delle probabilità di vincita (Hodgins et al., 2011).

La psicoterapia consente di raggiungere degli obiettivi lavorando sulla reale possibilità di cambiamento e di soluzione del problema, andando a migliorare, nella persona, la percezione di poter gestire il problema, ma anche le emozioni.

La terapia cognitivo comportamentale (TCC) considera il comportamento problematico  di dipendenza come  “comportamento appreso”, determinato da fattori e situazioni che lo precedono e altri che ne fanno seguito.

Per questo motivo, durante un percorso di TCC, il paziente e il terapeuta:

  1. definiscono il comportamento problematico oggetto di attenzione clinica;
  2. procedono analizzando e monitorando le situazioni e i fattori antecedenti e conseguenti al comportamento di gioco, per meglio comprendere  quali siano le situazioni a rischio e come gestirle.

Oltre l’approccio classico di TCC, le cure efficaci per la ludopatia includono anche l’applicazione di terapie di terza generazione, quali ad esempio la mindfulness (de Lisle et al., 2012).

È possibile, inoltre, impegnarsi in percorsi di tipo residenziale, percorsi di auto-mutuo-aiuto (come ad esempio quelli dei giocatori anonimi - GA) o terapie cognitivo comportamentali  condotte attraverso l’utilizzo della realtà virtuale (Segawa et al., 2020).

La realtà virtuale può essere utilizzata in terapia per fare esporre, in condizioni di sicurezza, il paziente a situazioni stimolo potenzialmente attivanti il comportamento problematico; ciò consente di ridurre i rischi dell’esposizione in vivo in contesti realistici che potrebbero rendere difficile la non attuazione del comportamento.

Questo processo ed esposizione in un ambiente virtuale, consente al paziente di fare esperienza di padronanza e gestione della situazione attivante, incrementando la sua idea di abilità di fronteggiamento di tali situazioni stimolo.

Per concludere...

Il disturbo da gioco d’azzardo può significativamente compromettere le aree di vita della persona influenzando negativamente le relazioni affettive, lavorative o scolastiche e il grado di benessere generale della persona.

La ludopatia è spesso definita “la malattia del gioco d’azzardo” e, come tale, viene naturale chiedere una “cura” per tale malattia.

Curarsi dalla ludopatia è certamente un desiderio e un obiettivo legittimo per coloro che soffrono di questa problematica, ma dal mio personale punto di vista, però, potrebbe essere più funzionale parlare di trattamento e di terapia più che di cura.

Il termine cura, a mio avviso, richiama l’idea di richiesta di un intervento specialistico senza, però, mettere in risalto il ruolo attivo del paziente nel processo di cambiamento.

Intraprendere un percorso per il trattamento della ludopatia è come giocare una partita, una partita che si può giocare e vincere grazie al gioco di squadra con il proprio terapeuta.

Approfondimento: Psicoterapia

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Bibliografia

  • American Psychiatric Association (2013). Diagnostic and Statistical Manual of mental disorders (DSM-5) (5th ed.). American Psychiatric Publishing.
  • de Lisle, S. M., Dowling, N. A., & Allen, J. S. (2012). Mindfulness and problem gambling: A review of the literature. Journal of Gambling Studies, 28(4), 719-739.
  • Grant, J. E., Kim, S. W., & Hartman, B. K. (2008). A double-blind, placebo-controlled study of the opiate antagonist naltrexone in the treatment of pathological gambling urges. The Journal of Clinical Psychiatry, 69, 783–789.
  • Guerreschi, C., & Gander, S. (2000). Versione Italiana del South Oaks Gambling Screen (SOGS) di HR Lesieur e SB Blume”. Giocati dal gioco. Quando il divertimento diventa una malattia: il gioco d’azzardo patologico. San Paolo, 137-142.
  • Hodgins, D. C., Stea, J. N., & Grant, J. E. (2011). Gambling disorders. The Lancet, 378(9806), 1874-1884.
  • Lupi, M., Martinotti, G., Acciavatti, T., Pettorruso, M., Brunetti, M., Santacroce, R., Cinosi, E., Di Iorio, G., Di Nicola, M., & Di Giannantonio, M. (2014). Pharmacological treatments in gambling disorder: a qualitative review. BioMed research international, 2014.
  • Segawa, T., Baudry, T., Bourla, A., Blanc, J. V., Peretti, C. S., Mouchabac, S., & Ferreri, F. (2019). Virtual reality (VR) in assessment and treatment of addictive disorders: a systematic review. Frontiers in Neuroscience, 13.
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