La dipendenza da gioco d’azzardo

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La dipendenza dal gioco d’azzardo ha oggi assunto dimensioni sociali rilevanti. Gli studi effettuati in Europa mostrano un’incidenza che varia dallo 0,6 al 6,5 % nei vari Paesi dell’Unione Europea. In Italia non esistono studi su larga scala validamente rappresentativi del fenomeno, ma sappiamo che dal 2013 c’è stato un notevole incremento anche nel nostro Paese di questa forma di dipendenza (Coriale et al., 2015).

Il gioco d'azzardo patologico

Il Gioco d’Azzardo Patologico (GAP) è una dipendenza comportamentale inserita nel DSM-5 nella sezione dei disturbi correlati a sostanze e da addiction. Viene anche comunemente detto ludopatia. Possiamo definire la dipendenza comportamentale come una condizione psicologica di esclusività di legame nei confronti di un oggetto o di una persona, in grado di modificare temporaneamente un eventuale stato di sofferenza psichica. 

Solitamente la persona che soffre di GAP può essere dipendente da slot machine, scommesse, schedine, gioco online e solitamente più di una di questa forme di gioco d'azzardo.

Ciò che viene abusato dunque non è una sostanza chimica, come nel caso delle tossicodipendenze, bensì dei comportamenti ripetitivi e compulsivi. I meccanismi che intervengono nelle dipendenze comportamentali sono gli stessi di quelli delle dipendenze da sostanza, come il craving, l ’assuefazione e la sindrome da astinenza (Jacobs et al., 1986). 

Generalmente il GAP è più comune nei maschi, con un rapporto di 2 a 1. Nelle donne è frequente il fenomeno di telescoping, tale per cui esse sviluppano il problema più tardi degli uomini ma raggiungono più rapidamente livelli problematici (Potenza et al., 2001; Tavares et al., 2001). 

Tra i principali fattori di rischio nello sviluppo del GAP troviamo problemi economici, un basso livello socio-culturale, delinquenza (Vitaro et al., 2001), essere divorziati o vedovi (Petry et al., 2005), e la disponibilità delle opportunità di gioco (Crockford & El-Guebaly, 1998).

Dipendenza dal gioco: sintomi

Anzitutto è opportuno distinguere tra giocatori “problematici” e giocatori “patologici”. Nel primo caso la persona che gioca non perde completamente il controllo ed è in grado di interrompere consapevolmente la giocata. Il giocatore patologico invece è vittima di un’incontrollabile brama di giocare, che lo porta a sperimentare effetti simili a quelli da dipendenza da sostanze. 

Il DSM-5 definisce il Disturbo da Gioco d’Azzardo (GAP) come un comportamento persistente, ricorrente e maladattivo che compromette le attività personali, familiari o lavorative. Per poterlo diagnosticare devono inoltre essere presenti, in un periodo di 12 mesi, almeno 4 tra le seguenti caratteristiche:

  1. Bisogno di giocare d’azzardo con quantità crescenti di denaro al fine di ottenere la desiderata eccitazione
  2. Il soggetto è irrequieto o irritabile quando si tenta di ridurre o interrompere il gioco d’azzardo
  3. Ha compiuto sforzi ripetuti senza successo per controllare, ridurre o interrompere il gioco d’azzardo
  4. È spesso preoccupato dal gioco (ad esempio ha pensieri sulle passate esperienze di gioco, pensieri su modi per ottenere denaro con cui continuare a giocare)
  5. Spesso gioca d’azzardo quando si sente a disagio (per es. si sente indifeso/a, colpevole, ansioso/a, depresso/a)
  6. Dopo aver perso soldi al gioco, spesso torna un altro giorno per ottenere la rivincita
  7. Mente per nascondere l’entità del coinvolgimento con il gioco d’azzardo
  8. Ha messo a repentaglio o perso una relazione significativa, il lavoro o opportunità di istruzione o di carriera
  9. Si appoggia agli altri per trovare denaro per alleviare situazioni finanziarie difficili provocate dal gioco d’azzardo

Dipendenza da gioco: fattori comportamentali e cognitivi

Dal punto di vista comportamentale la dipendenza dal gioco d’azzardo può essere spiegata attraverso i meccanismi del condizionamento classico o di quello operante. Nel primo caso il comportamento di gioco è spiegato dal fatto che gli stimoli ambientali che caratterizzano le situazioni di gioco (luci intermittenti, volume alto, tintinnio delle monete) diventano in maniera rapida stimoli condizionati, inducendo il desiderio di giocare (Clark, 2010). 

Il condizionamento operante, invece, spiega come il comportamento dipendente di gioco sia rinforzato in maniera positiva da conseguenze quali il denaro, stimoli sociali, beni materiali (come ad esempio le bevande gratuite) o stimoli ambientali. Inoltre le vincite sono intermittenti e disposte in maniera variabile: questo programma di rinforzo è particolarmente resistente e induce incrementi nell’attivazione fisiologica. Oltre al rinforzo positivo entrano in gioco anche meccanismi di rinforzo negativo: la gratificazione indotta dal gioco allevia gli stati d’animo negativi, come la noia, l’ansia e la depressione.

Cognitivamente, invece, il comportamento del gioco da adito ad una serie di distorsioni nel pensiero, a convinzioni irrazionali e percezioni erronee, che portano la persona a sviluppare e mantenere il disturbo (Toneatto, et al., 2002). Queste distorsioni determinano lo sviluppo di una serie di credenze irrazionali, quali: 

  • l’illusione di poter controllare il gioco, per cui la persona vede il gioco come un’abilità e non come pura casualità
  • alcuni eventi vengono interpretati come fossero tra loro associati, pur non esistendo alcuna correlazione tra essi
  • le vincite vengono attribuite a fattori disposizionali, come ad esempio ad abilità personali

Dipendenza dal gioco: cosa fare

A questo punto sorge spontanea la domanda: come si può perdere il vizio del gioco? Come possiamo uscirne?

La terapia cognitivo-comportamentale offre un bagaglio di strumenti attraverso i quali è possibile sconfiggere le dipendenze comportamentali, tra cui il gioco d’azzardo patologico. Nello specifico questa terapia si muove lungo tre assi: 

  • l’analisi dei fattori scatenanti (trigger) e dei precedenti episodi, con la strutturazione di strategie personalizzate che mirano ad una buona gestione del denaro, del tempo libero e di eventuali conflittualità relazionali

  • l’analisi delle capacità sociali della persona e delle strategie di coping messe in campo. Si mirerà dunque allo sviluppo e al rinforzo di tali capacità e dei meccanismi di coping, al fine di prevenire eventuali ricadute

  • l’analisi delle credenze e delle distorsioni cognitive, con successiva ristrutturazione cognitiva delle convinzioni errate sul gioco e sulla probabilità (fattori che mantengono il problema)

Da un lato si lavora dunque al fine di migliorare il benessere della persona sul breve periodo, riducendo fino ad eliminare il comportamento patologico, mentre dall’altro lato si mira a prevenire eventuali ricadute sul lungo periodo.

Approfondimento: Psicoterapia

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Bibliografia

  • Coriale, G., Ceccanti, M., De Filippis, S., Falletta Caravasso, C., & De Persis, S. (2015). Disturbo da gioco d’azzardo: epidemiologia, diagnosi, modelli interpretativi e trattamento. Rivista di Psichiatria, 50(5), 216-227.
  • Crockford, D.N., & el-Guebaly, N. (1998). Psychiatric comorbidity in pathological gambling: a critical review. Canada Journal of Psychiatry, 43, 43-50.
  • Jacobs, D. F., Marston, A. R., Singer, R. D., Widaman, K., Little, T., & Veizades, J. (1989). Children of problem gamblers. Journal of Gambling Behavior5(4), 261-268.
  • Petry, N.M., & Steinberg, K.L. (2005). Childhood maltreatment in male and female treatment-seeking pathological gamblers. Psychology of Addicted Behavior, 19, 226–229.
  • Potenza, M. N., Steinberg, M. A., McLaughlin, S. D., Wu, R., Rounsaville, B. J., & O’Malley, S. S. (2001). Gender-related differences in the characteristics of problem gamblers using a gambling helpline. American Journal of Psychiatry, 158(9), 1500-1505.
  • Tavares, H., Zilberman, M.L., Beites, F.J., & Gentil, V. (2001). Gender differences in gambling progression. Journal of Gambling, 17(2), 151-159.
  • Toneatto, T. (2002). Cognitive therapy for problem gambling. Cognitive and Behavioral Practice, 9, 191 -199.
  • Vitaro, F., Brendgen, M., Ladouceur, R., & Tremblay, R. (2001). Gambling, delinquency, and drug use during adolescence: mutual influences and common 126 risk factors. Journal of Gambling Studies, 17, 171-190.
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