Le dipendenze comportamentali

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Negli ultimi anni è aumentata l’attenzione verso nuove problematiche di dipendenza, le dipendenze comportamentali, definite anche nuove dipendenze o new addictions per distinguerle da quelle in cui è implicato l’uso di droghe e sostanze.

Il concetto di dipendenze patologiche (addiction) comportamentali è stato introdotto nel 2013, anno in cui è stato inserito nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali - DSM 5 (APA, 2013) il nuovo capitolo "Disturbi correlati a sostanze e disturbi da addiction".

L’oggetto della dipendenza, nelle dipendenze comportamentali, riguarda comportamenti socialmente accettati che assumono valenza patologica solo nel momento in cui incidono sul funzionamento dell’individuo.

Tali comportamenti hanno la caratteristica di essere ripetitivi ed eccessivi e non includono l’assunzione di sostanze. Le dipendenze senza sostanza interessano relazioni e comportamenti disfunzionali e problematici, riferiti a oggetti, attività, stili di vita, consumi, stili di attaccamento e rapporto con la realtà.

Tempi e luoghi delle dipendenze comportamentali

A causa della natura socialmente accettabile dei comportamenti attuati, le dipendenze comportamentali si sono diffuse in molti contesti quotidiani, subendo l’influenza dello sviluppo tecnologico, dei fattori culturali ed economici.

I luoghi della dipendenza sono tabacchi, bar, negozi e case, luoghi da sempre identificati come «posti sicuri» e il tempo è continuo e infinito, considerando che è possibile sfruttare connessioni internet per fare shopping, giochi e sesso online. Ad esempio, si è passati da forme di gioco circoscritte a luoghi e orari definiti a una decontestualizzazione sia a livello temporale che spaziale (Lavanco & Varveri, 2006).

La disponibilità continua e diffusa dell’oggetto della dipendenza incide maggiormente sulla probabilità dell’intensificarsi del comportamento, aumentando gli stimoli attivanti per le persone più vulnerabili.

Dipendenze comportamentali: diagnosi e classificazioni

 pLa prima dipendenza inserita nel DSM 5, nel paragrafo “Disturbi non correlati a sostanze”, è il Disturbo da gioco d’azzardo.

Esso è definito come un comportamento problematico persistente o ricorrente legato al gioco d’azzardo che porta a disagio o compromissione clinicamente significativi (APA, 2013).

Le altre dipendenze comportamentali proposte non sono state incluse nel DSM 5 a causa di una carenza in letteratura di dati sufficienti per l’inquadramento e il trattamento di tali problemi.

Tra le categorie proposte troviamo:

  • shopping compulsivo (oniomania);
  • dipendenza da sesso (sex addiction);
  • dipendenza da esercizio fisico e sport;
  • dipendenza affettiva o love addiction;
  • dipendenza da lavoro;
  • dipendenze tecnologiche, ad esempio dipendenza da giochi di ruolo o cybersex addiction

Il Disturbo da gioco su Internet è stato introdotto nel capitolo dedicato alle condizioni che necessitano di ulteriori studi.

Le dipendenze compotamentali possono essere associate a problemi di ansia e/o depressione.

Dipendenze comportamentali: quali caratteristiche?

Nelle dipendenze comportamentali la persona percepisce sentimenti di tensione o eccitazione prima di commettere l'atto e gratificazione o sollievo, seppur temporaneo, quando lo attua (Maddux & Desmond, 2000); la persona sperimenta malessere e perdita di controllo quando non può attuare il comportamento.

Per definire una dipendenza comportamentale, gli studiosi considerano sei aspetti rilevanti (Griffiths, 2005):

  • il comportamento caratterizza la vita della persona, dominando pensieri, emozioni e comportamenti della stessa (preminenza);
  • il comportamento incide sull’umore della persona (influenza sul tono dell’umore);
  • per ottenere lo stesso effetto sul tono dell’umore, la persona attua maggiormente il comportamento, dedicandogli più tempo (tolleranza);
  • il tempo dedicato al comportamento provoca numerose difficoltà alla persona in termini di funzionamento, conflitti intrapsichici, relazionali e difficoltà in ambito lavorativo e sociale (conflitto);
  • dopo periodi in cui si riesce a gestire il comportamento, potrebbe esservi la tendenza a ricominciare o incrementare il comportamento (recidiva);
  • possono esserci sintomi da astinenza (conseguenze fisiche e emotive spiacevoli, ma non stati di astinenza fisiologicamente rilevanti come nelle dipendenze da sostanze).

Elementi in comune con le dipendenze da sostanza

Le dipendenze comportamentali hanno numerosi elementi comuni con le dipendenze da sostanze in termini di tolleranza e astinenza, comorbilità, profilo neurobiologico, ereditabilità e trattamento.

I comportamenti producono una gratificazione a breve termine che agisce sull’instaurarsi di una dipendenza comportamentale attivando gli stessi circuiti cerebrali che interessano l’utilizzo di sostanze, in particolare quelli della gratificazione e della ricompensa.

Entrambe le forme di dipendenza sembrano insorgere nell'adolescenza o nella giovane età adulta; i soggetti che sviluppano dipendenza mostrano, inoltre, alterazioni nei processi decisionali, nell'impulsività, alterazione dell’inibizione corticale per comportamenti di dipendenza e disregolazione emotiva.

Dipendenze comportamentali: trattamento

Le dipendenze comportamentali necessitano di trattamenti specifici, individuali e/o di gruppo.

È possibile ricorrere a numerosi interventi, quali ad esempio l’approccio farmacologico, la partecipazione a gruppi di auto aiuto, un percorso di psicoterapia o un approccio integrato che combini i vari interventi.

La psicoterapia cognitivo comportamentale (CBT) risulta essere particolarmente adatta ed efficace nel trattamento delle dipendenze comportamentali e da sostanza (Cowlishaw, Merkouris, Dowling, Anderson, Jackson & Thomas, 2012).

Con un trattamento CBT i pazienti apprendono e implementano abilità e strategie utili a gestire e interrompere comportamenti di dipendenza, riconoscendo i momenti di difficoltà e gli “scivoloni” come opportunità per comprendere meglio il funzionamento del problema ed evitare ricadute.

Attualmente, per il trattamento delle dipendenze, vi sono evidenze anche circa l’efficacia di terapie di terza generazione della CBT (ad esempio mindfulness e Acceptance and Commitment Therapy – ACT).

Approfondimento: Psicoterapia

Bibliografia

  • American Psychiatric Association (2013). Diagnostic and Statistical Manual of mental disorders (DSM-5) (5th ed.). Arlington, VA: American Psychiatric Publishing.
  • Cowlishaw, S., Merkouris, S., Dowling, N., Anderson, C., Jackson, A., & Thomas, S. (2012). Psychological therapies for pathological and problem gambling. Cochrane Database of Systematic Reviews, (11).
  • Grant, J. E., Potenza, M. N., Weinstein, A., & Gorelick, D. A. (2010). Introduction to behavioral addictions. The American journal of drug and alcohol abuse36(5), 233-241.
  • Griffiths, M. (2005). A ‘components’model of addiction within a biopsychosocial framework. Journal of Substance use, 10 (4), 191- 197.        
  • Lavanco, G., & Varveri, L. (2006). Psicologia del gioco d’azzardo e della scommessa. Carocci.
  • Maddux, J.F., & Desmond, D.P.  (2000). Addiction or dependence? Addiction, 95(5), 661–665.
  • Robbins, T. W., & Clark, L. (2015). Behavioral addictions. Current opinion in neurobiology30, 66-72.
  • Rosenberg, K. P., & Feder, L. C. (2015). Dipendenze comportamentali: Criteri, evidenze, trattamento. Edra Masson.
  • Yau, M. Y. H., & Potenza, M. N. (2015). Gambling disorder and other behavioral addictions: recognition and treatment. Harvard review of psychiatry23(2), 134.
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