Ludopatia: significato, sintomi e cause

ludopatia

Le “nuove dipendenze”, o “dipendenze senza sostanza”, si riferiscono a una vasta gamma di comportamenti: tra questi troviamo il gioco d’azzardo patologico, lo shopping compulsivo, le dipendenze dal lavoro (workaholism), le dipendenze da internet ed altre.

Nella nuova edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali - DSM 5 (APA, 2013) per la prima volta, è stato incluso, insieme ai disturbi da uso di sostanze nel capitolo “Disturbi correlati a sostanze e disturbi da addiction”, anche il Disturbo da Gioco d’Azzardo (DGA), che precedentemente era stato classificato tra i disturbi del controllo degli impulsi (Marazziti, Presta, Picchetti & Dell’Osso, 2015).

Il gioco d’azzardo patologico è spesso definito anche gambling o ludopatia (Marazziti et al., 2015).

Ludopatia: definizione

La ludopatia è la persistente incapacità di gestire e resistere all’impulso di attuare comportamenti finalizzati al gioco.

Tali comportamenti, solitamente persistenti e gradualmente intensificati, incidono sul funzionamento della persona in altre aree di vita come famiglia e lavoro.

Nel DSM 5 (APA, 2013) il Disturbo da Gioco d’Azzardo è definito come un comportamento problematico persistente e ricorrente legato al gioco d’azzardo che porta a disagio o compromissione clinicamente significativi.

Il gioco d’azzardo può essere definito come una forma di comportamento che implica la scommessa di denaro o di oggetti di valore sui risultati di un gioco, di una gara o di qualsiasi altro evento il cui esito è incerto e determinato da un certo grado di probabilità (Blaszczynski, 2000).

Le vincite e le perdite nei giochi d’azzardo sono, almeno in parte, attribuibili al caso e non ad una maggiore o minore abilità del giocatore (a differenze dei giochi di competizione; Lavanco & Croce, 2008).

L’etimologia della parola ludopatia indica che tale parola sembrerebbe essere composta da elementi di origine greca e/o latina: ludo- ossia relativo al gioco, e -patia (dal greco, termine che indica uno stato di sofferenza, malattia).  La ludopatia indicherebbe, quindi, la malattia del gioco.

Il significato di ludopatia quale malattia del gioco si è andato diffondendosi maggiormente attraverso i giornali e i mass media e, successivamente, anche attraverso progetti promossi da vari enti e associazioni,  allo scopo di sensibilizzare e affrontare questo problema, e attraverso l’utilizzo di tale termine in circolari e leggi governative.

Ad esempio nel decreto-legge (158/12) convertito ora in legge (189/12), la ludopatia, intesa specificamente come gioco d’azzardo patologico, è stata inserita dal Ministero della Sanità nei livelli essenziali di assistenza sanitaria (i cosiddetti Lea), nell’articolo 5 intitolato “Aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza con particolare riferimento alle persone affette da malattie croniche, da malattie rare, nonché da ludopatia” (Bartezzaghi, 2008). Al comma 2, infatti, si fa riferimento alla ludopatia come patologia che caratterizza i soggetti affetti da sindrome da gioco con vincita in denaro, così come definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Bartezzaghi, 2008).

Si precisa, però, che la parola ludopatia non è quella utilizzata in termini tecnici dagli specialisti del settore in ambito psicologico e medico. Anche se a volte utilizzata come sinonimo, in termini tecnici e diagnostici ci si riferisce sempre utilizzando la definizione di “Disturbo da Gioco d’Azzardo”.

Ludopatia: sintomi

I sintomi della ludopatia e il decorso del disturbo sono analoghi a quelli dei disturbi da uso di sostanza e possono essere raggruppati in fenomeni specifici e aspecifici:

La persona con DAG presenta quattro (o più) tra queste caratteristiche (APA, 2013):

  1. ha bisogno, per giocare d’azzardo, di quantità crescenti di denaro per ottenere l’eccitazione desiderata;
  2. è irrequieta o irritabile se tenta di ridurre o di smettere di giocare d’azzardo;
  3. ha fatto ripetuti sforzi infruttuosi per controllare, ridurre o smettere di giocare d’azzardo;
  4. è spesso preoccupata dal gioco d’azzardo (ha, ad esempio, persistenti pensieri che gli/le fanno rivivere passate esperienze di gioco d’azzardo, analizzare gli ostacoli e pianificare la prossima occasione di gioco, pensare a modi di ottenere denaro con cui giocare);
  5. spesso gioca per placare o gestire emozioni o gioca quando si sente a disagio (indifesa, in colpa, in ansia, con umore deflesso…);
  6. dopo aver perso denaro al gioco d’azzardo spesso ricomincia a giocare per recuperare quanto perso;
  7. può avere la tendenza a mentire per coprire l’entità del tempo e dei soldi investiti e il livello di coinvolgimento nel comportamento di gioco;
  8. ha messo in pericolo o ha perso una relazione significativa, il lavoro, occasioni di studio o carriera a causa del gioco;
  9. fa affidamento sugli altri per procurare il denaro necessario per risolvere questioni finanziarie problematiche causate dal comportamento di gioco.

Ludopatia: cause

Sono state formulate diverse ipotesi sulle cause dello sviluppo di una ludopatia.

Le teorie biologiche, ad esempio, hanno fatto leva sul concetto che predisposizioni fisiologiche possano interagire con la storia di vita della persona e con i fattori ambientali.

In effetti, le persone che sviluppano delle dipendenze sembrano avere anche delle vulnerabilità neurobiologiche, problemi nel controllo degli impulsi, difficoltà in alcune funzioni di ragionamento connesse e alterazioni nei sistemi di alcuni neurotrasmettitori, soprattutto quelli che interessano la dopamina, la serotonina e la noradrenalina (Ibánez, Blanco, de Castro, Fernandez-Piqueras & Sáiz-Ruiz, 2003).

I giocatori che sviluppano una dipendenza da gioco d’azzardo sembrano, quindi, mostrare alcune caratteristiche psicologiche comuni ad altri tipi di dipendenza, quali ad esempio l’impulsività, la tendenza al discontrollo e alcuni tratti di personalità quali quelli borderline, narcisistici e antisociali (Marazziti et al., 2015).

Sembrerebbe, inoltre, che la propensione al gioco d’azzardo sia più presente all’interno della stessa famiglia (con una probabilità di 4.7 volte maggiore).

Oltre a questi fattori individuali predisponenti di tipo genetico, fisiologico ed educativo/ambientale, contribuiscono all’esordio e alla stabilizzazione di questa dipendenza anche fattori precipitanti e di mantenimento, rilevabili in contesti ambientali e familiari. Ad oggi, infatti, sembra essere più esauriente un modello integrato del gioco d’azzardo problematico, che possa includere molteplici concause nello sviluppo e nel mantenimento del GAP.

Il GAP, infatti, nasce e si sviluppa attraverso una combinazione di fattori biologici, sociali e psicologici (Sharpe, 2002).

Secondo tale concettualizzazione la ludopatia si sviluppa attraverso:

  • Fattori predisponenti e facilitanti: storia familiare (anche con problematiche di gioco d’azzardo), fattori genetici e anomalie neurobiologiche, modellamento (modeling), ossia l’apprendimento basato sull’osservazione e imitazione di un dato comportamento (Bandura, 1972), sviluppo di bassa autoefficacia, distorsioni cognitive;

  • Fattori precipitanti o scatenanti: eventi di di vita che fungono da fattori scatenanti avvicinando la persona al gioco per la prima volta;

  • Fattori di mantenimento: rinforzi ottenuti dall’emissione del comportamento di gioco, quali vincite, socializzazione, fuga dai problemi, eccitazione, sollievo da umore depresso, ecc…

Chiaramente quando parliamo di fattori o situazioni scatenanti bisogna sempre considerare anche i fattori scatenanti che innescano i singoli episodi di gioco d’azzardo, come ad esempio camminare in prossimità di un tabacchi o vedere una slot machine; queste situazioni o anche solo pensieri possono innescare, infatti, il comportamento problematico in persone che hanno sviluppato una dipendenza.

Conclusione

In Italia, troppo spesso, si sente ancora parlare di vizio del gioco.

Il disturbo da gioco d’azzardo, invece, non è affatto un vizio o un fenomeno sociale; esso è, appunto un disturbo e in quanto tale va riconosciuto e trattato. 

Purtroppo, come per molte delle dipendenze comportamentali, è difficile far comprendere il livello di problematicità di un comportamento; l’accettazione sociale di certi comportamenti, percepiti come ludici e di intrattenimento, rischia di promuovere e mascherare alcuni comportamenti problema.

Bisogna ricordare che anche un comportamento diffuso, accettato e apparentemente innocuo può trasformarsi e in alcuni casi può diventare molto problematico.

È importante, quindi, riconoscere i primi segnali di problematicità e diventare consapevoli del fatto che un comportamento di gioco potrebbe virare da comportamento sociale e di svago a comportamento problematico di interesse clinico.

Qualora si iniziassero a notare comportamenti e sensazioni come quelli descritti nel paragrafo dei sintomi, sarebbe opportuno contattare un professionista.

Approfondimento: Psicoterapia

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Bibliografia

  • American Psychiatric Association (2013). Diagnostic and Statistical Manual of mental disorders (DSM-5) (5th ed.). Arlington, VA: American Psychiatric Publishing.
  • Bandura, A. (1972). Modeling theory: Some traditions, trends, and disputes. In R. D. Parke (Cur.), Recent trends in social learning theory (pp. 35-61). Academic Press. 
  • Bartezzaghi, S. (2008). Il gioco infinito. Forme, linguaggi, sconfinamenti, patologie. Aut Aut. Indagine sul gioco, 25(337), 54.
  • Blaszczynski, A. (2000). Pathways to pathological gambling: Identifying typologies. Journal of Gambling Issues, (1).
  • Ibánez, A., Blanco, C., de Castro, I. P., Fernandez-Piqueras, J., & Sáiz-Ruiz, J. (2003). Genetics of pathological gambling. Journal of Gambling Studies,19(1), 11-22.
  • Lavanco, G., & Croce, M.(2008). Psicologia delle dipendenze sociali: mondo interno e comunità. Milano: McGraw-Hill.
  • Marazziti, D., Presta, S., Picchetti, M., & Dell’Osso, L. (2015). Behavioral addiction: clinical and therapeutic aspects. Journal of Psychopathology, 21, 72-84.
  • Sharpe, L. (2002). A reformulated cognitive–behavioral model of problem gambling: A biopsychosocial perspective. Clinical Psychology Review, 22(1), 1-25.
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