MetoDo ABA

Un ampio ventaglio di terapie può aiutare le persone con autismo ad incrementare le proprie capacità e a ridurre i sintomi.

Iniziare la terapia precocemente, in età prescolare, migliora notevolmente le possibilità di successo e sviluppo del bambino, tuttavia non è mai troppo tardi per cominciare il trattamento.
L'American Academy of Pediatrics (AAP) raccomanda di cominciare le terapie non appena ci sia il sospetto che il bambino abbia un disturbo dello spettro autistico, senza attendere una diagnosi formale. Ottenere una diagnosi formale, infatti, può richiedere molto tempo: sono necessari test ed incontri di follow-up con specialisti.
Uno dei trattamenti d’elezione per i disturbi dello spettro autistico è rappresentato dall’ Applied Behavior Analysis (ABA).

Cos’è il Metodo ABA

Da un punto di vista strettamente comportamentale, l’autismo è una sindrome caratterizzata da carenze ed eccessi comportamentali che hanno una base neurologica, ma che possono essere modificati in seguito a interazioni con l’ambiente.

Le carenze comportamentali includono ad esempio la comunicazione e il linguaggio, le abilità sociali, il gioco, le abilità accademiche, le autonomie.

D’altro canto, frequenti sono anche gli eccessi del comportamento, si pensi all’auto-aggressività, all’aggressività, alle auto-stimolazioni, alla rigidità.

La metodologia ABA per l’autismo, il cui acronimo vuol dire Analisi Comportamentale Applicata, è la scienza applicata che deriva dalla scienza di base conosciuta come Analisi del Comportamento (Skinner, 1953).

Secondo Baer, Wolf e Risley (1968), l’applicazione dei principi del comportamento è tesa ad incrementare e migliorare specifici comportamenti considerati socialmente significativi.
In altri termini la terapia ABA cerca di comprendere in che modo i comportamenti si modificano o come possono essere influenzati dall’ambiente esterno, in modo tale da applicare tali principi per ampliare il repertorio comportamentale di persone con autismo con comportamenti il più possibile adattivi.
Il primo ad ideare programmi di intervento precoce basati sull’analisi comportamentale applicata destinati a bambini con autismo o con ritardi nello sviluppo, fu Lovaas, partendo dal lavoro svolto da Skinner negli anni ‘30. L'obiettivo di Lovaas, negli anni ‘60, era quello di cominciare precocemente l’intervento con bambini di circa due anni, al fine di aiutarli ad acquisire il prima possibile abilità comunicativo-educative ed abilità di vita quotidiana. Scopo dell’intervento era "generalizzare" le competenze acquisite attraverso i programmi, all’interno dell’ambiente naturale di vita dei bambini.

Ad oggi, l’applicazione del metodo ABA per l’autismo è caratterizzata da:
un intervento individualizzato;
abilità complesse suddivise in abilità più semplici;
l’importanza imprescindibile della motivazione;
creazione di continue occasioni di apprendimento attraverso l’insegnamento in un ambiente strutturato e naturale con tecniche di aiuto (metodo prompt), analisi del compito, osservazione.

L’ABA in 7 dimensioni

Più il trattamento ABA sarà aderente alle sette dimensioni definite da Baer, Montrose, Wolf e
Risley nel 1968, tanto più si assisterà ad un miglioramento degli esiti clinici:

  1. Applicata
  2. Comportamentale
  3. Analitica
  4. Efficace
  5. Tecnologica
  6. Concettualmente sistematica
  7. Generalizzata

1. applicata

Il focus dell’ABA è sui comportamenti socialmente significativi per l’individuo, nonchè su quei comportamenti funzionali che possono indirizzarlo verso un miglior adattamento (utilizzando età e gruppo sociale come riferimento).

2. comportamentale

Il comportamento è l’oggetto di studio dell’ABA, ovvero le relazioni che esistono tra organismo e ambiente.
Secondo la definizione di Moderato e Copelli il comportamento può essere definito come “l’attività dell’organismo vivente. Il comportamento umano è tutto ciò che le persone fanno, come si muovono e ciò che dicono, pensano e provano. Leggere queste pagine è comportamento. Capirle e ricordarle è comportamento. La sensazione di fatica agli occhi e di difficoltà a capire leggendo questo articolo è comportamento.”
Il comportamento è tutto ciò che diciamo e facciamo e che può essere osservato e misurato.
Ecco alcune domande utili che possono guidarci nello studio di un comportamento:

- È osservabile?
- È misurabile?
- Diverse persone descrivono la stessa cosa?
- Supera il test del morto? (Il test del morto fa riferimento alla possibilità che anche un morto sia in grado di fare la stessa cosa, in questo caso non si tratta di un comportamento).

Il comportamento, per poter essere oggetto di studio, deve essere descritto in termini operazionali. Ma cosa vuol dire descrivere un comportamento in termini operazionali? Di seguito vengono riportate le caratteristiche di una definizione operazionale:

- Il linguaggio deve essere il più possibile chiaro;
- È necessario far riferimento a caratteristiche osservabili e misurabili;
- Il comportamento deve essere espresso in termini positivi.

Ecco un breve esempio:

- ETICHETTA VERBALE: Sofia è una bambina socievole.
- DEFINIZIONE OPERAZIONALE: Quando arriva in classe Sofia si avvicina ai compagni e inizia a parlare con loro. Nelle occasioni in cui la chiamano per giocare sorride, va con i compagni e gioca.
Descrivere un comportamento in termini operazionali invece che con etichette è fondamentale, in quanto per modificare un comportamento è essenziale individuare variabili contestuali e ambientali che possano essere manipolate.

Ai fini di un trattamento ABA, il comportamento va descritto, non giudicato.

3. analitica

L’ABA si basa su dati e sulla loro analisi, in modo tale da identificare relazioni funzionali e da permettere misurazioni che consentono di guidare l’intervento.

4. Concettualmente sistematica

Le procedure degli interventi derivano dai principi comportamentali di base, i quali risultano di comprovata efficacia dimostrata dalla ricerca sperimentale.

5. Efficace

Gli interventi sono efficaci: producono effetti misurabili e significativi.

6. Tecnologica

Le procedure degli interventi sono descritte in modo chiaro, sono reperibili nella letteratura scientifica e replicabili.

7. Generale

Gli effetti degli interventi sono stabili e duraturi, sono generalizzati ad altri contesti, con altre persone ed in altre situazioni.

tecniche aba

Rinforzi e punizioni

Dopo una breve descrizione di quali siano le caratteristiche del metodo ABA, con particolare attenzione all’utilizzo di uno stile descrittivo e operazionale, cerchiamo di comprendere il razionale delle tecniche ABA.

Per poter modificare un comportamento, è necessario identificare le conseguenze del comportamento stesso. Le conseguenze vengono definite sulla base dell’effetto che hanno sul comportamento messo in atto e sono essenzialmente di due tipi:

  1. Rinforzatori: mantengono o aumentano la probabilità di futura emissione di un certo comportamento;

  2. Punizioni: riducono o estinguono la probabilità di futura emissione di un comportamento.

I rinforzatori, a propria volta, possono essere definiti:

  • Rinforzi positivi: l’aumento della probabilità di emissione di un comportamento è effetto della presentazione di un evento piacevole. Individuare l’evento piacevole che rinforza un certo comportamento non è sempre così semplice ed intuitivo, si consideri ad esempio la seguente situazione: ogni mattina Giorgio in classe prende i quaderni dei compagni e li lancia (comportamento), la maestra gli dice “Giorgio adesso basta!” (rinforzo positivo), lui ride e continua a lanciare i quaderni. In questo caso, quello che apparentemente potrebbe sembrare una punizione o un evento spiacevole (il rimprovero della maestra) costituisce invece un rinforzo al comportamento di lanciare i quaderni dei compagni. È possibile infatti che l’attenzione dell’adulto sia per Giorgio un rinforzo positivo, anche se questo si materializza in un rimprovero. In questo senso il rinforzo può essere definito solo a posteriori, in base all’effetto che ha prodotto.

  • Rinforzi negativi: l’aumento della probabilità di emissione di un comportamento è effetto della rimozione di qualcosa di spiacevole. Si consideri il seguente esempio: Ogni volta che a Maddalena viene proposta un’attività lei si alza e inizia a girare per la stanza (comportamento). La terapista toglie il materiale (rinforzo negativo) e la bambina torna a sedersi. In questo caso il materiale per lo svolgimento dell’attività costituisce un evento spiacevole per Maddalena, la cui rimozione rinforza il comportamento di alzarsi e girare per la stanza (Maddalena avrà in questo modo intuito che alzarsi è una buona strategia per non svolgere l’attività, in quanto è altamente probabile che la terapista in futuro rimoverà nuovamente il materiale di fronte a tale comportamento).

È necessario prestare attenzione al fatto che in questo ambito l’utilizzo degli aggettivi “positivo/negativo” non ha un’accezione di valore del rinforzo in termini di “buono o cattivo”, ma si riferisce al fatto che venga presentato un evento piacevole o rimosso qualcosa di spiacevole.

Per incrementare comportamenti considerati socialmente adattivi e ridurre invece comportamenti disfunzionali, è di estrema importanza individuare dei rinforzatori efficaci per ogni bambino.

Per individuare rinforzatori efficaci è possibile ricorrere a:

  • Osservazione;

  • Domande dirette;

  • Assessment delle preferenze (questa espressione fa riferimento al continuo testare quali possano essere i potenziali rinforzatori per ogni bambino, prestando attenzione al fatto che le preferenze e i rinforzatori variano costantemente, anche in risposta ad interazioni ambientali).

Tuttavia, individuare rinforzatori efficaci non è sufficiente a modificare un repertorio comportamentale, è necessario anche e soprattutto un corretto utilizzo del rinforzo. Ecco alcuni semplici passi da tenere a mente per imparare ad utilizzare i rinforzi in modo adeguato:

  • aver chiaro il comportamento da incrementare;

  • individuare i rinforzatori positivi;

  • consegnare il rinforzatore (ad esempio un gioco) immediatamente e solo per il comportamento target (il comportamento target costituisce il comportamento che si intende incrementare);

  • preferire giochi, attività, lodi;

  • osservare i possibili cambiamenti nell’efficacia di un rinforzatore.

Esistono diverse modalità di gestione del rinforzo per incrementare le probabilità di emissione di un certo comportamento. Queste diverse modalità con cui un comportamento viene rinforzato vengono definite schemi di rinforzo. In particolare è possibile distinguere:

  • Schema di rinforzo CONTINUO: il comportamento viene rinforzato ogni volta in cui viene emesso;

  • Schema di rinforzo INTERMITTENTE: il comportamento viene rinforzato a volte sì a volte no.

Esattamente come per il rinforzo, esistono due tipi di punizione:

  • Punizione positiva: la probabilità di emissione di un comportamento diminuisce per effetto della presentazione di un evento avversivo. Si consideri il seguente esempio: Giulia porta il caffè tutti i giorni alla collega (comportamento), un giorno la collega le dice che il caffè è freddo (punizione positiva). Giulia non le porta più il caffè. La critica mossa dalla collega in questo caso ha svolto la funzione di punizione positiva, diminuendo la probabilità che le mattine successive Giulia le porti nuovamente il caffè.

  • Punizione negativa: la probabilità di emissione di un comportamento diminuisce per effetto della rimozione di un evento piacevole. Ad esempio: Mattia appena ha finito di mangiare non aiuta la mamma nel sistemare la cucina (comportamento) e si mette davanti alla TV a guardare i cartoni. La mamma gli impedisce di guardare la TV se prima non aiuta a riordinare la cucina(punizione negativa). Da allora Mattia aiuta a sistemare. In questo caso la rimozione di qualcosa di piacevole per Mattia, ovvero la visione dei cartoni, diminuisce la probabilità di emissione del comportamento di non aiutare la madre.

Come per il rinforzo, l’utilizzo degli aggettivi “positiva/negativa” non ha un’accezione di valore della punizione in termini di “buono o cattivo”, ma si riferisce al fatto che venga presentato un evento spiacevole o rimosso qualcosa di piacevole.

Anche la punizione richiede il tener a mente alcuni passi per un utilizzo adeguato:

  • aver chiaro il comportamento da punire;

  • individuare una punizione efficace;

  • punire il comportamento ogni volta che si verifica;

  • osservarne gli effetti;

  • favorire comportamenti alternativi da rinforzare.

Sebbene la punizione possa essere funzionale alla riduzione di comportamenti disadattivi, il suo utilizzo richiede cautela, in quanto potrebbe comportare alcune controindicazioni:

  • Può generare aggressività;

  • Possibile imitazione;

  • Rischio di un uso eccessivo;

  • Favorisce reazioni di fuga ed evitamento, compromettendo la relazione;

  • Soprattutto non insegna alcun comportamento alternativo a quello punito.

Per un corretto utilizzo dei principi di rinforzo e punizione precedentemente illustrati e quindi per incrementare o diminuire un comportamento target, il metodo ABA si avvale di una descrizione essenzialmente schematica della situazione considerata. Tale descrizione considera nello specifico tre termini:

  • A (Antecedente): precede il comportamento, è la situazione in cui si verifica il comportamento;

  • B (Comportamento): si tratta della descrizione operazionale del comportamento stesso, secondo i criteri precedentemente riportati;

  • C (Conseguenze): seguono immediatamente il comportamento

Ecco un semplice esempio dell’applicazione del presente schema:

  • La mamma è al telefono (Antecedente)

  • Elena urla (Comportamento)

  • La mamma mette giù (Conseguenza)

Estinzione

L’estinzione è quel principio per cui un comportamento fino ad un certo momento rinforzato, si estingue (non si manifesta più) perchè non riceve più rinforzo: nell’applicazione corretta della procedura che ne deriva, è fondamentale la coerenza.

Quando si intraprende il percorso dell’estinzione, è altamente probabile assistere al fenomeno dell’extinction burst o scoppio dell’estinzione: prima di cominciare a decrescere, il comportamento che si sta cercando di estinguere può aumentare in intensità e frequenza. Questo però non deve far desistere dal portare avanti il progetto di estinzione di quel determinato comportamento.

Motivazione

Oltre ai principi visti finora, l’ABA in quanto terapia, deve tenere in particolare considerazione la

motivazione.

La motivazione, infatti, regola l’emissione o la non emissione di un comportamento e riveste un ruolo centrale nella comunicazione.

ABA e comunicazione

Il metodo comportamentale ABA applica sistematicamente interventi tesi a migliorare comportamenti socialmente significativi: possiamo considerare la comunicazione utile a questo scopo?

Effettivamente, secondo la letteratura scientifica, esiste una correlazione significativa tra l’essere in grado di comunicare e i comportamenti problema. I comportamenti problema possono essere definiti come comportamenti distruttivi e/o pericolosi per l’individuo, gli altri e l’ambiente. Possono essere comportamenti che ostacolano l’apprendimento e l’interazione sociale (Emerson, 1995).

Per prevenire e/o ridurre la comparsa di comportamenti problema risulta essenziale insegnare a comunicare in maniera adeguata. Questo è fondamentale sia per bambini che parlano, sia per bambini che non parlano.

Secondo Skinner (1957) il linguaggio è un comportamento e in quanto tale si comporta come tutti gli altri comportamenti.

Pertanto, contrariamente agli approcci tradizionali, secondo un’ottica strettamente comportamentale, il linguaggio è una risposta emessa da un individuo, le cui conseguenze sono mediate da un altro individuo. Proprio come gli altri comportamenti, il linguaggio è acquisito mediante rinforzo e viene modellato dalla comunità verbale.

L’approccio comportamentale definisce comportamento verbale ogni tentativo comunicativo con qualcuno, prestando attenzione al fatto che comportamento verbale non necessariamente significa vocale.

Un comportamento comunicativo può essere:

  • Verbale-vocale: si pensi ad esempio al parlare, emettere suoni la cui probabilità di emissione dipende da come gli altri rispondono;

  • Verbale-non vocale: scrivere, gesticolare, usare figure/foto, fare segni. Anche in questo caso la probabilità di emissione dipende da come gli altri rispondo;

  • Non verbale-vocale: tossire, sbadigliare, etc;

  • Non verbale-non vocale: camminare, bere, etc.

All’interno di questo modello, è possibile distinguere due diversi attori nello scambio comunicativo: il parlante (o speaker), il cui comportamento permette di comunicare con gli altri e l’ascoltatore (o listener), il cui comportamento consente di comprendere ciò

che gli altri dicono.

Alla luce di tali considerazioni, è possibile incrementare il comportamento comunicativo utilizzando i principi sopra descritti e quindi considerandolo alla stregua di tutti gli altri comportamenti.

Tutti gli interventi tesi a compensare le difficoltà di comunicazione e di utilizzo del linguaggio vocale cadono sotto l’etichetta Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA).

Alcuni di questi interventi includono:

  • PECS (Picture Exchange Communication System): consiste nella consegna dell’immagine, da parte del bambino, di un oggetto desiderato all’interlocutore. L’interlocutore consegna l’oggetto;

  • Linguaggio dei segni:  vengono usati i segni per rappresentare oggetti, inizialmente si selezionano 4-5 segni semplici;

  • Supporti elettronici;

  • Scrittura

Uno dei timori più comuni riguardo alla CAA è che il bambino/individuo possa non sviluppare più il linguaggio vocale, tuttavia gli studi dimostrano che in realtà la CAA non inibisce lo sviluppo del linguaggio, ma al contrario, può rappresentare un facilitatore per lo sviluppo del linguaggio vocale (Bondy e Frost, 2011).

Uno dei vantaggi della CAA è che è adatta per qualsiasi persona che presenti deficit dal punto di vista comunicativo, età e diagnosi infatti, non rappresentano un limite per il suo utilizzo.

Formazione e coinvolgimento delle persone che sono quotidianamente a contatto con il bambino e organizzazione dell’ambiente in modo tale da favorire motivazione e comunicazione spontanea, rappresentano le implicazioni più significative dell’utilizzo della CAA.

ABA: NET E DTT

I programmi  ABA sono programmi versatili e trasversali, che possono essere applicati in diversi contesti. A seconda del contesto è possibile avvalersi di piani differenti, senza tuttavia stravolgere il razionale delle tecniche ABA.

Ad esempio il DTT (acronimo per Discrete Trial Teaching, ma conosciuto anche come insegnamento mediante prove discrete) è una metodologia d’insegnamento strutturata, impiegata per facilitare l’acquisizione e l’incremento di abilità.

L’utilizzo dello schema di contingenza a tre termini (precedentemente riportato), in questo contesto, risulta fondamentale.

Il NET (acronimo per Natural Environment Teaching), invece, è un intervento di tipo naturalistico che non si contrappone al DTT ma presenta semplicemente caratteristiche diverse, si differenziano in particolare sulla base di chi inizia l’interazione. Se infatti nel DTT è l’adulto che prende l’iniziativa, nel NET è il bambino ad avviare l’interazione.

Nel NET le istruzioni si inseriscono nel contesto naturale e di routine, favorendo l’apprendimento e l’acquisizione di abilità in contesti diversi.

Il metodo ABA a scuola

Gli interventi basati sui principi dell’analisi comportamentale applicata (ABA) sono pertanto ritenuti estremamente efficaci per i bambini con autismo. I bambini che sembrano trarre il massimo beneficio dal trattamento sono quelli che ricevono un intervento precoce e intensivo (circa 25-40 ore di ABA a settimana). Con raccomandazioni di intervento così dense, è di fondamentale importanza che la terapia sia integrata in tutti i contesti di vita del bambino, incluso l’ambiente scolastico.

La scuola infatti rappresenta il primo palcoscenico sociale a cui il bambino prende parte, nonchè il contesto ideale per applicare e generalizzare le abilità e competenze apprese in un contesto terapeutico.

Se i bambini ricevono trattamenti intensivi quando sono più giovani, in genere richiedono meno ore di terapia con l’avanzare dell’età. Negli anni delle scuole medie e superiori, inoltre, oltre ai bisogni di carattere accademico, la maggior parte del supporto riguarda soprattutto lo sviluppo sociale e la preparazione all’inclusione nel mondo del lavoro.

Il percorso scolastico, infatti, rappresenta un periodo storico nella vita di tutti i bambini, in particolare in quelli con autismo, in quanto comporta diverse transizioni:

  • Transizioni macro

    • Dal contesto familiare a quello scolastico

    • Da un anno scolastico ad un altro anno scolastico

    • Da un ciclo di studi ad un altro ciclo di studi

  • Transizioni micro

    • Da attività individuale ad attività di gruppo

    • Da stare seduti a stare in piedi

    • Da un ambiente ad un altro

    • Da un insegnante ad un altro

È dunque importante valutare tutti gli aspetti implicati, a tal proposito uno degli strumenti di valutazione più importanti che consente di valutare 170 tappe evolutive fondamentali per lo sviluppo del linguaggio e delle abilità sociali nei bambini con autismo e disturbo generalizzato dello sviluppo è il VB-MAPP (Verbal Behavior Milestones Assessment and Placement Program).

Il VB-MAPP consente di effettuare un assessment delle Transizioni: ovvero di valutare 18 aree di competenza, per comprendere se il bambino progredisce e ha acquisito le abilità necessarie per poter apprendere in un ambiente educativo inclusivo.

Le 18 aree da valutare per aiutare genitori ed educatori nel prendere decisioni rispetto alla scuola sono:

  1. Livello di competenze possedute dal bambino, con particolare attenzione al tipo di inclusione, il più possibile appropriata al caso specifico. Esistono infatti diversi livelli di inclusione:

    1. Livello 1: insegnamento intensivo

    2. Livello 2: il contesto classe può essere vantaggioso, ma con momenti di insegnamento con l’insegnante;

    3. Livello 3: il contesto classe può essere vantaggioso

  2.  Barriere: valutare se ci sono barriere che ostacolano l’apprendimento, se si, valutare di che tipo e l’eventualità di un intervento specifico per la loro riduzione/eliminazione;

  3.  Comportamenti negativi e controllo educativo

  4.  Routine di classe e abilità di gruppo

  5.  Comportamento sociale e gioco sociale

  6.  Indipendenza nelle attività e compiti accademici

  7.  Generalizzazione

  8.  Potenziali rinforzatori

  9.  Frequenza di acquisizione di nuove abilità

  10.  Mantenimento delle nuove abilità

  11.  Capacità di apprendimento dall’ambiente naturale

  12.  Transfer fra operanti verbali senza insegnamento (gli operanti verbali sono categorie funzionali indipendenti in cui è possibile classificare il comportamento verbale. Il transfer fa invece riferimento alla capacità di trasferire le acquisizioni da un operante all’altro)

  13.  Adattabilità al cambiamento

  14.  Comportamenti spontanei

  15.  Gioco autonomo e abilità di intrattenimento

  16.  Autonomia generale

  17.  Abilità di utilizzare il bagno

  18.  Capacità di mangiare

Terapia ABA: come iniziare

Se a seguito di una valutazione esaustiva di uno specialista o di una equipe specializzata, la terapia ABA è ritenuta il percorso più indicato per il vostro bambino, potreste sentirvi smarriti e non sapere da dove cominciare. Di seguito troverete una breve guida sui primi passi da seguire:

  • Individuate un professionista in analisi del comportamento (un consulente  o supervisor ABA), chiedete un riferimento allo specialista di fiducia che ha effettuato la valutazione. Il Supervisore, per avere la titolarità dell’intervento ABA, deve essere in possesso del titolo di abilitazione in Psicologia o Psicoterapia e di conseguenza iscritto nei rispettivi albi che sono sotto la vigilanza del Ministero della Salute;

  • Segue un primo colloquio con voi genitori, al fine di individuare fattori facilitanti e ostacolanti e valutare le possibile presa in carico o l’invio verso diverse modalità di trattamento;

  • Prima sessione di intervento: a questo punto, accertata la presa in carico, il supervisor ABA incontra il bambino con voi genitori, delineando il profilo di funzionamento del bambino e quindi un progetto terapeutico condiviso con mete di lavoro raggiungibili;

  • Costituzione dell’equipe di intervento: il metodo aba per bambini autistici, richiede un’equipe di lavoro complessa, costituita da diverse figure che lavorano in stretto contatto. Questa fase fa riferimento al reclutamento di tecnici ABA da assegnare al bambino, che possano accompagnarlo nei diversi contesti di vita del bambino stesso;

  • Trattamento: in questa fase è possibile distinguere momenti, guidati dal supervisor, destinati all’insegnamento-apprendimento delle procedure del programma, degli obiettivi e delle tecniche necessarie per il raggiungimento degli stessi; e momenti cadenzali di supervisione orientati alla programmazione delle attività da proporre al bambino e alla valutazione dei risultati.

I passaggi appena illustrati, fanno riferimento ad una presa in carico globale dei bisogni del bambino e attualmente costituisce una delle modalità di intervento più efficaci. È possibile, tuttavia, che a seconda della situazione, ci siano modalità di presa in carico più strutturate, con un minor impatto ecologico/naturalistico nell’ambiente di vita quotidiano e che prevedono l’implementazione del programma terapeutico all’interno di appositi centri e strutture.

Attualmente, i costi della terapia ABA risultano a carico dei familiari dei pazienti, solamente in alcune regioni come Veneto e Puglia, sono previsti rimborsi parziali per simili interventi.

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