“Ho paura delle altre persone”: l’antropofobia

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Avere paura delle altre persone è un’esperienza comune nella vita di molti individui e non è da considerare a priori un disturbo; solo quando la paura è particolarmente intensa e frequente, tanto da limitare l’autonomia e le scelte quotidiane della persona, può essere considerata un problema. Le cause possono essere molteplici, tra cui lo stile di attaccamento infantile, l’educazione ricevuta dai genitori e le diverse esperienze, traumatiche e non, che la persona ha fatto nell’arco degli anni; la paura degli altri è presente in diversi disturbi psicologici, tra cui la fobia sociale, l’antropofobia (letteralmente “paura delle persone”), il disturbo post-traumatico da stress e l’agorafobia.

Attraverso una serie di racconti di personaggi fittizi (basati sulle testimonianze reali di pazienti afflitti da questa problematica), vogliamo esplicitare quali sono i pensieri e le difficoltà di chi vive con questa paura quotidianamente. Alcune di queste storie potrebbero suonarti familiari, oppure potrebbero farti pensare a qualcuno di particolarmente ansioso e timido: in questo caso, sentiti libero di approfondire l’argomento e scrivere all’autore dell’articolo o ai professionisti di questo portale. Buona lettura.

“Varcare l’ingresso della scuola ogni giorno è un incubo per me. Non ho dei veri amici in classe e passo la maggior parte del tempo da sola. Arrivo sempre presto al mattino perché non sopporterei l’idea di arrivare in ritardo ed essere fissata da tutti. Se incrocio un professore o un compagno tengo la testa bassa fissando un libro o il cellulare, in modo da non incrociare lo sguardo di nessuno ed evitare che inizino a parlare con me. Se qualcuno mi fa una domanda provo a tagliare il discorso velocemente. Inizio a tremare e a sudare freddo. Durante le interrogazioni il cuore mi batte talmente forte che sono convinta che tutti lo possano sentire. È sempre più difficile seguire le lezioni, sono talmente agitata che non riesco a concentrarmi. Sto seriamente pensando di mollare la scuola.”

Sabrina vive con tremenda angoscia la sua vita scolastica; ha paura di fare la figura della stupida e per questo motivo evita il più possibile ogni tipo di interazione con compagni e professori. In questo caso la paura del giudizio delle altre persone sembra così forte e intensa da poter ipotizzare un disturbo di ansia sociale.

La principale differenza tra l’antropofobia (l’estrema ed immotivata paura della gente e della società) e la fobia sociale sta nella presenza fisica degli altri, che è fondamentale nel caso dell’ansia sociale: gli altri sono “pericolosi” solo quando sono presenti in determinate occasioni perché potrebbero giudicare negativamente il soggetto. Nell’antropofobia il soggetto teme invece le persone nella quasi totalità delle situazioni, anche in quelle passive e non solo quando deve emettere un comportamento davanti agli altri; chi soffre di antropofobia può essere spaventato da amici e parenti al pari di uno sconosciuto, eventualità più rara per chi soffre invece di fobia sociale.

“Ho paura delle persone. Ho paura che mi facciano del male. Passo le giornate chiuso in casa, faccio un po' di attività fisica, leggo e guardo la tv. Le giornate sono tutte uguali e mi annoio tantissimo, ma l’idea di uscire ed incrociare altre persone mi terrorizza. Ho letto che ci sono delle persone che hanno paura di uscire di casa, mi sono informata anche del fenomeno degli Hikikomori, ma io non mi sento come loro. La mia non è una scelta, la paura mi blocca. Le volte che esco lo faccio in orari in cui ho meno probabilità di incrociare qualcuno. Scelgo minimarket poco frequentati per far la spesa nel caso di emergenze, di solito mi faccio consegnare tutto a domicilio. Se qualcuno mi si avvicina sobbalzo, il cuore mi batte all’impazzata, la voce mi si strozza in gola. So che sono stata traumatizzata dalle esperienze della mia infanzia ma non ho la forza di affrontare ancora quel dolore.”

Roberta ha subito abusi psicologici e fisici da suo padre per tutta l’infanzia. Ora non si fida praticamente di nessuno, ha la sensazione che le persone attorno a lei la feriranno e le faranno del male; si sente costantemente in allerta, alla ricerca continua di eventuali pericoli da evitare. In questo caso la paura degli altri è stata condizionata dalle tremende esperienze vissute da giovane, che le hanno provocato un forte senso di insicurezza e vulnerabilità.

“Ho una tremenda paura di essere giudicato, rifiutato o tradito dagli altri. So che è esagerata a volte, ma ho paura che le persone mi abbandonino e che mi lascino solo per sempre. Ho paura che i miei amici si rendano conto che non valgo nulla; per questo mi mostro sempre felice, non voglio che pensino che sia noioso o triste. Non voglio mostarmi debole, mi scaricherebbero, io ho bisogno di loro. Non posso far nulla senza avere accanto una persona di cui mi fido. Non riesco a farmi nuovi amici o a parlare con una ragazza; quando succede mi manca l’aria e mi sembra di avere un attacco di panico.”

Il modo in cui parliamo a noi stessi, influenza le nostre emozioni e i nostri comportamenti. Spesso abbiamo l’impressione che ciò che accade intorno a noi, sia la causa diretta di come ci sentiamo. In realtà sono i nostri pensieri e le nostre interpretazioni e credenze circa la situazione che stiamo vivendo a determinare il nostro stato emotivo e di conseguenza i nostri comportamenti.

La sensibilità al giudizio negativo e il senso di inadeguatezza provoca in Diego una forte inibizione sociale. Prima della situazione temuta, inizia a provare una intensa ansia anticipatoria, diventa sempre più agitato e i pensieri negativi incentrati su di sé aumentano notevolmente. Si attivano in questo modo una serie di credenze negative e di pensieri automatici che portano alla compromissione parziale o alla rinuncia totale delle attività quotidiane che la persona prima praticava o vorrebbe praticare (farsi nuovi amici).

“A lavoro sono in tensione per tutto il tempo, perché in qualsiasi momento potrei essere invitato da un collega a prendere un caffè, oppure ricevere una telefonata e dover rispondere di fronte a loro. Così sono costretto a rifiutare i loro inviti per paura di tremare e di far cadere la tazzina del caffè… evito spesso di partecipare a cene o aperitivi di lavoro. Non riuscirei neanche a parlare del tempo che fa… ho paura di loro, di balbettare, di quello che penseranno, devo continuamente ripetere a memoria quello che voglio dire ma è faticoso e così ci rinuncio.”

Alberto racconta di avere paura delle persone, dei suoi colleghi; pensa di essere giudicato da loro come un tipo “strano”. Più si sente in ansia più la sua performance peggiora, rendendo più probabile che accada quello che più teme, ovvero l’essere giudicato negativamente dagli altri (profezia che si autoavvera).

Molte persone sono imprigionate in questo circolo vizioso, ma preferiscono non parlarne con nessuno perché si sentono strane e hanno paura di affrontare tutto ciò. Questa serie di domande finali può esserti di aiuto per valutare in che modo la paura degli altri impatta sulla tua vita ed eventualmente considerare di consultare uno psicoterapeuta per migliorare la tua situazione e il tuo benessere.

  • Ti consideri introverso o estroverso?
  • Da quanto tempo hai paura delle altre persone?
  • La paura cambia in base alle situazioni/persone o rimane costante nel tempo?
  • Quante limitazioni hai nella tua quotidianità a causa di questa paura?
  • Hai avuto problemi scolastici o lavorativi a causa di questa paura?
  • Hai paura degli altri anche quando sei da solo?
  • Pensi che la paura si attenuerà con il passare del tempo o addirittura peggiorerà?

Approfondimento: Psicoterapia

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