I sintomi dello stress lavoro correlato

stress lavoro correlato

In questo articolo cercheremo di classificare i possibili sintomi della sindrome da stress lavoro correlato. Essi si distribuiscono su 3 categorie: risposte fisiologiche, risposte psicologiche e risposte comportamentali. Infine valuteremo la possibilità della presenza anche di sintomi positivi di stress.

Quadro teorico

Nella prospettiva transazionale (Lazarus, 1993) lo stress è il risultato di un processo che si sviluppa attraverso varie  fasi:

  1. Una valutazione primaria (primary appraisal) tramite la quale la persona attribuisce allo stimolo esterno un significato di minaccia o sfida, in base alla sua storia personale di fronteggiamento con tale stimolo

  2. Una successiva valutazione secondaria (secondary appraisal) in cui la persona individua e attiva le risorse personali per fronteggiare tale minaccia o sfida.

  3. Una terza valutazione, successiva alla messa in atto delle strategie di coping, che valuta la bontà di quest’ultime e rivaluta, in base all’esito, gli stimoli esterni.

Assumendo questa concezione di stress possiamo definire lo strain come “Il complesso delle risposte individuali di natura fisica, psicologica e comportamentale agli stressor ambientali” (Cooper et al, 2001, p.61). Lo strain è quindi il termine tecnico che definisce l’insieme delle conseguenze della reazione di stress, quindi a livello scientifico sintomi stress da lavoro e strain sono sinonimi.

I sintomi stress da lavoro (strain)

I sintomi da stress da lavoro sono variegati e possono essere molto diversi da individuo ad individuo. Essi  vengono classificati in tre classi: Risposte fisiologiche, psicologiche e comportamentali.

Risposte fisiologiche

Già i primi modelli di stress (Mason, 1975; Selye, 1936) descrivevano l’attivazione fisiologica associata all’azione degli stressor, “è oggi un dato acquisito che gli stressor in genere producano modificazioni funzionali a carico di tutti gli organi attraverso la mediazione, oltre che del sistema nervoso vegetativo, anche del sistema endocrino e immunitario” (Rispoli e Genta, 2000, p.30).

Nello specifico ci sono tre grandi aree di sintomi di stress da lavoro fisiologici (Fried, Rowland e Ferris, 1984): cardiovascolari (pressione sanguigna, attività cardiaca, livello di colesterolo), biochimici ( catecolamine, cortisolo, acido urico) e gastrointestinali (ulcere peptiche). Sintomi specifici tipici di quest’area possono essere:

  • Mal di testa
  • Tensione muscolare
  • Tachicardia
  • Insonnia
  • Difficoltà di concentrazione
  • Difficoltà sessuali
  • Riduzione della capacità percettiva
  • Sudorazione eccessiva
  • Stanchezza

Risposte psicologiche

I sintomi psicologici dello stress da lavoro sono diverse, la più studiata è stata l’insoddisfazione lavorativa (Cooper, 1986). Con questo termine si tende a indicare l’atteggiamento che la persona ha nei confronti del proprio lavoro e comprende la risposta emotiva a pensare al proprio lavoro. Uno dei primi effetti dello stress da lavoro risiede nel perdere soddisfazione verso la propria mansione. Altri sintomi sono:

  • L’ansia e la fatica cronica: soprattutto la tendenza ad essere costantemente in fase di allarme e di percepire ogni stimolo come una fonte di possibili minacce
  • La riduzione dell’autostima e della fiducia in se stessi: si tende a valutarsi in modo peggiore rispetto a prima e di non mettersi più in gioco per la paura di non essere all’altezza
  • Esaurimento emotivo: ovvero l’incapacità di sperimentare nuove emozioni positive sul luogo di lavoro
  • Depersonalizzazione: ovvero la tendenza a trattare gli altri in maniera cinica 

Risposte comportamentali

Le risposte comportamentali possono essere autonome, ma solitamente sono delle strategie di coping disfunzionali che la persona mette in atto al fine di gestire la situazione di stress. Esse però, pur avendo un efficacia nel breve termine, tendono a lungo termine ad essere disfunzionali. Jex e Beehr (1991) differenziano tra comportamenti significativi per l’organizzazione, che hanno un impatto diretto negativo sull’azienda e sul lavoro, e comportamenti significativi per l'individuo, i quali recano danno soprattutto alla vita privata della persona e alla sua salute.

 I primi possono essere:

  • Riduzione della performance
  • Turnover
  • Assenteismo
  • Calunnie
  • Vandalismo

I secondi sono:

  • Abuso di alcool
  • Uso di droghe
  • Tabagismo
  • Comportamenti autolesivi
  • Divorzi
  • Liti

L’eustress o strain positivo

Fu Selye (1970) a prendere in considerazione la possibilità di uno strain positivo, lui lo chiamò eustress. Secondo l’autore austriaco, lo stress sarebbe costantemente presente, sia nella nostra vita che nel nostro lavoro. Questo è un bene perché la mancanza di stressor equivarrebbe alla morte dell'organismo in quanto non sarebbe motivato allo sviluppo. Lo stress configurandosi come una reazione di adattamento, nel momento in cui questo avverrebbe, produrrebbe una serie di risposte positive. Anche nella prospettiva transazionale (Lazarus e Folkman, 1984) il vedere gli stressor come sfide invece che come minacce (valutazione primaria) determinerebbe stati psicofisiologici positivi, atteggiamenti e comportamenti utili e piacevoli. Naturalmente questa valutazione deriverebbe dall’efficacia con la quale sono state applicate le strategie di coping (valutazione terziaria).  Le forme positive di strain possono essere classificate come quelle negative, ed alcune di esse sono (Galliani, 2013):

  • Per lo strain positivo fisiologico abbiamo l’energia psicofisica e l’efficacia della risposta immunitaria
  • Per lo strain positivo psicologico abbiamo atteggiamenti positivi nei confronti degli altri e del lavoro, la sensazione di autoefficacia, alta motivazione ed affettività positiva
  • Per lo strain positivo comportamentale tutti quei comportamenti che permettono all’individuo la propria realizzazione  sia personale che lavorativa

Come si è visto  i sintomi dello stress da lavoro possono essere vari e la loro forma dipende da persona a persona. Inoltre le conseguenze dello stress possono essere anche positive e il fatto che lo siano dipende da una valutazione individuale dovuta alla propria storia di successi e alle strategie di coping che si possiedono. Date queste premesse si comprende la necessità di un'attenta valutazione da parte di un professionista della situazione che si sta vivendo per individuare possibili minacce ed elaborare insieme un piano di intervento.

Approfondimento: Stress

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Bibliografia

  • Cooper, C. L., Cooper, C. P., Dewe, P. J., O'Driscoll, M. P. (2001). Organizational stress: A review and critique of theory, research, and applications. Sage.
  • Galliani E. M. (2013). Strain psicologico, soddisfazione e burnout. In De Carlo N.,Falco, A., & Capozza, D. (a cura di). Stress, benessere organizzativo e performance: valutazione & intervento per l'azienda positiva. (pp.362-375). Franco Angeli.
  • Mason, J. W. (1975). A historical view of the stress field. Journal of human stress, 1(2), 22-36.
  • Jex, S. M., & Beehr, T. A. (1991). Emerging theoretical and methodological issues in the study of work-related stress. Research in personnel and human resources management, 9(31), 1-365.
  • Lazarus, R. S. (1993). From psychological stress to the emotions: A history of changing outlooks. Annual review of psychology, 44(1), 1-22.
  • Lazarus, R. S., & Folkman, S. (1984). Stress, appraisal, and coping. Springer publishing company.
  • Selye, H. (1970). The evolution of the stress concept: Stress and cardiovascular disease. The American journal of cardiology, 26(3), 289-299.
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