Stress: cos’è e quali sono i suoi sintomi

stress

Giacomo dorme poco, va a letto prima del dovuto, ma riesce ad addormentarsi solo a tarda notte, la mattina si sveglia stanco e al lavoro non riesce a rendere al meglio essendo poco concentrato. Elena ha forti fitte allo stomaco da alcune settimane, si sveglia la mattina con dei dolori alla mandibola perché di notte stringe forte i denti. Entrambe queste persone, per quanto abbiano sintomi differenti, soffrono di stress. Cerchiamo di capire di cosa si tratta e quali possono esserne i sintomi.

Lo stress è una reazione di adattamento a stimoli esterni. Il suo insorgere e le sue conseguenze dipendono da una serie di valutazioni che l’individuo fa sulla situazione. Ai giorni nostri l’aumento del flusso di informazioni a cui siamo esposti e la rapida mutevolezza delle nostre abitudini quotidiane ci presentano sempre più spesso questa problematica. Le sue conseguenze, come abbiamo visto, sono varie e possono avere un forte impatto sul nostro benessere. Troppo spesso la poca chiarezza del significato della parola stress ci ha portato a sottovalutarne gli effetti ed a non riconoscerlo. Invece, viste le gravi conseguenze che può comportare, è raccomandabile un'individuazione precoce del problema ed un trattamento immediato ad opera di uno specialista.

Cos'è lo stress?

Seguendo una provocazione dell’endocrinologo Hans Selye, tutti sanno cos’è ma nessuno lo sa precisamente (Selye, 1970).

Spesso infatti la parola stress viene utilizzata in maniera impropria per indicare sia le fonti dello stress, sia i suoi effetti, che la reazione. “Sei proprio uno stress” quante volte lo abbiamo detto o sentito dire? In realtà, per essere tecnici, avremmo dovuto dire “Sei proprio uno stressor”. Infatti stressor è il termine utilizzato per indicare le cause dello stress, mentre lo stress è una reazione  di adattamento psicofisico, psicologico ed emotivo, o “sindrome generale di adattamento” per dirla alla Selye (1956).

Cosa provoca lo stress?

Gli stressor vengono avvertiti in maniera diversa da persona a persona. Questo dipende da un processo che segue tre fasi (Lazarus & Folkman, 1984):

1.  Valutazione primaria. In base a come ho affrontato precedentemente uno stressor,a se lo conosco o mi è completamente nuovo e all’idea che ho delle mie risorse, categorizzerò quello stimolo come “Sfidante” oppure “Minaccioso

2.  Valutazione secondaria. vengono individuate e attivate le strategie di coping. "To cope” in inglese significa fronteggiare, le strategie di coping sono le azioni che la persona mette in atto per affrontare una situazione. Un esempio potrebbero essere le cosiddette strategie centrate sul problema che mirano a risolvere il problema fonte di stress. Quindi chiedere aiuto, raccogliere informazioni o ancora avviare un problem solving. Un altro esempio potrebbero essere le strategie centrate sulle emozioni, finalizzate a ridurre le emozioni negative oppure a sostituirle con altre. In altre parole alcune strategie intervengono sul problema (stressor) altre sulle sue conseguenze emotive (stress).

3.  Valutazione terziaria. Alla fine della messa in atto delle strategie di fronteggiamento viene effettuata una terza valutazione in cui vengono reinterpretati gli stimoli esterni in base al risultato delle azioni emesse (Lazarus, 1993). Se le strategie attuate sono risultate utili a rispondere agli stressor questo processo produrrà degli effetti positivi, uno stress "buono" detto eustress, ovvero la persona si sentirà efficace, sentirà di padroneggiare la situazione e vedrà situazioni simili come sfida anziché minaccia. Se falliscono, oppure se la reazione non si risolve, produrranno una condizione negativa, di distress, accompagnata da malessere, disagi fisici, psicologici e sociali (Selye,1970).

Molti pensano che esistano diversi tipi di stress, e quindi si sente dire ad esempio “soffro di stress emotivo”, oppure si parla di stress psicofisiologico, oppure stress psicologico. In realtà John Mason (1975) e la sua equipe dimostrarono che la reazione di stress è una risposta multiormonale che produce un’attivazione emozionale, la quale viene gestita a livello limbico ed attraverso delle modificazioni neurovegetative ed endocrine, produce effetti psicologici e comportamentali. Quindi lo stress è una reazione complessa che serve per l’adattamento dell’individuo all’ambiente (De Carlo et al., 2013) e non può essere ricondotta ad una sola sfera della vita individuale.

I sintomi dello stress ovvero lo strain

La reazione di stress può essere organizzata in tre fasi:

1.       Fase di allarme: inizia la reazione, vengono mobilizzate le difese dell’organismo. A livello biologico avviene un’iperattivazione dell’ipofisi-corticosurrene, inizia la produzione di cortisolo

2.      Fase di resistenza: la persona è impegnata nel fronteggiare lo stressor, continua la produzione di cortisolo

3.     Fase di esaurimento: avviene quando l’esposizione allo stressor si protrae in maniera abnorme e il fisico non può sopportare oltre lo stato di resistenza. La corteccia surrenale entra in stato di esaurimento funzionale

Questo processo comporta una serie di conseguenze che in letteratura sono state definite con il nome di strain. Esse sono soggettive ma possono essere classificate in tre grandi aree: Conseguenze fisiologiche, psicologiche e comportamentali.

Conseguenze fisiologiche

Fin dalle prime ricerche di Selye (1956) si è visto come la reazione di stress produca delle modificazioni fisiologiche. Queste modificazioni, atte a fronteggiare la minaccia nel breve termine, diventano portatrici di sofferenza quando si giunge alla fase di esaurimento. Lo strain fisiologico si caratterizza come una serie di sintomi fisici quali:

  • Mal di testa
  • Tensione muscolare
  • Tachicardia
  • Insonnia
  • Difficoltà di concentrazione
  • Difficoltà sessuali
  • Riduzione della capacità percettiva
  • Sudorazione eccessiva
  • Stanchezza

Conseguenze psicologiche

Come abbiamo notato precedentemente la reazione di stress si compone di tre tipi di valutazione (Lazarus & Folkman, 1984). Per quanto riguarda la valutazione primaria, il considerare gli stressor come sfide o come minacce comporterà delle reazioni emotive diverse.

Se gli stressor sono visti come sfide la persona percepirà stati emotivi positivi e metterà in atto comportamenti proattivi. Se invece essi sono considerati come minacce la persona potrebbe sperimentare emotività negativa e mettere in atto comportamenti di fuga o evitamento.

Inoltre durante la valutazione terzaria la persona deciderà se i suoi sforzi sono stati sufficienti per fronteggiare la situazione. Questa valutazione potrebbe sfociare in una valutazione generale di se stessi e, in caso di fallimento, comportare un abbassamento della propria autostima.

Alcune conseguenze psicologiche tipiche delle situazioni di stress potrebbero essere:

  • Bassa autostima
  • Bassa autoefficacia
  • Emotività negativa
  • Ansia
  • Irritabilità
  • Umore basso e depressione

Conseguenze Comportamentali

Ai sintomi fisici e psicologici si possono aggiungere i comportamenti a rischio, che possono essere autonomi, ma spesso nascono come risposta ai primi, ovvero come strategie di coping disfunzionali (Meichenbaum, 1983). Ovvero la persona per rispondere all’insorgenza della sintomatologia fisiologica o psicologica, metterebbe in atto dei comportamenti che, pur avendo un effetto positivo nel breve termine, a lungo andare comporterebbero dei disagi e il peggioramento della situazione. Alcuni di questi comportamenti possono essere:

  • Assunzione di droga o alcool
  • Conflitti
  • Riduzione della produttività
  • Riduzione delle attività
  • Problemi comunicativi
  • Comportamenti autolesivi
  • Comportamenti aggressivi

Leggi anche: Psicoterapia

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Bibliografia

  • De Carlo, N., Falco, A., & Capozza, D. (2013). Stress, benessere organizzativo e performance: valutazione & intervento per l'azienda positiva. Franco Angeli.
  • Mason, J. W. (1975). A historical view of the stress field. Journal of human stress, 1(2), 22-36.
  •  Lazarus, R. S. (1993). From psychological stress to the emotions: A history of changing outlooks. Annual review of psychology, 44(1), 1-22.
  •  Lazarus, R. S. & Folkman, S. (1984). Stress, appraisal, and coping. Springer publishing company.
  •  Meichenbaum, D. (1983). Coping with stress. John Wiley.
  • Selye, H. (1956). The stress of life. McGraw-Hill.
  • Selye, H. (1970). The evolution of the stress concept: Stress and cardiovascular disease. The American journal of cardiology, 26(3), 289-299.

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