Il metodo TEACCH per l’autismo

TEACCH

TEACCH è un acronimo che sta per “Treatment and Education of Autistic and related Communication-handicapped CHildren” (Trattamento ed educazione di bambini con autismo e connesse disabilità del linguaggio). Anche se questo acronimo parla di bambini, la filosofia e il metodo di lavoro possono essere applicati anche a persone adulte con lo stesso disturbo (Applayed Beahvior Analysis Programs Guide, n.d.).

L’acronimo TEACCH utilizza il termine autismo, ora convogliato, nel DSM 5 (American Psychiatric Association [APA], 2013), nell’espressione Disturbi dello Spettro dell’Autismo (DSA).

Con DSA si intende un’ampia gamma fenotipica di disturbi del neurosviluppo, di gravità variabile, accomunati da difficoltà nella comunicazione sociale, in particolare nel linguaggio. Non esiste una “cura” per l’autismo, ma sono diversi i modelli proposti per il suo trattamento.

TEACCH nasce dall’esigenza di un approccio efficace ed integrato ai DSA. L’idea di base che sottende a TEACCH è il fatto che le persone con DSA siano “visual learners”, pertanto è a partire da stimoli visivi che è possibile insegnare ad una persona con DSA, coinvolgerla e comunicare con lei (Applayed Beahvior Analysis Programs Guide, n.d.)

Cos’è Il TEACCH e confronto con l'ABA

I termini TEACCH, modello TEACCH, programma TEACCH per l’autismo sono usati spesso come sinonimi (Research Autism, 2017), facendo riferimento sia ad un programma di trattamento che ad un modello utile alla concettualizzazione e al trattamento dei DSA (Mesibov & Shea, 2011). Questo perché il programma TEACCH per l’autismo prevede alcuni aspetti chiave che includono anche l’approfondimento dei pattern di apprendimento e cognizione delle persone non neurotipiche, lo sviluppo di un programma personalizzato per ognuno, ed infine l’insegnamento strutturato, con attività organizzate che fanno ampio uso di supporti visivi e che utilizzano diverse strategie (Research Autism, 2017). Per riferirsi specificatamente al metodo TEACCH si utlizza più propriamente il termine “Structured TEACCHing” (AutismSpeaks, n.d.).

Trehin (1998), citato in degli Espinosa (2006), da parte sua sostiene che TEACCH non sia nè un approccio nè un metodo. Infatti nella sua implementazione come programma statale TEACCH utilizza, secondo l’autore, semplicemente i migliori approcci e metodi possibili disponibili. Sempre secondo Trehin (1998), oltre che secondo Lord & Schopler (1994), TEACCH si caratterizza per lo più dal fatto che, sempre a partire dalle capacità che la persona già possiede, le supporta lavorando sul contesto, rendendolo più comprensibile ed adatto. Lo scopo è quello di aumentare l’autonomia della persona fino al massimo livello possibile. Si tratta di un approccio life course, che idealmente quindi deve iniziare il prima possibile e proseguire per tutta la vita dell’individuo.

TEACCH condivide con ABA alcuni aspetti molto importanti, come la cooperazione con le figure di riferimento della persona non neurotipica e l’enfasi su un lavoro precoce, intensivo e che possa sviluppare più abilità diverse tra loro. Del resto alcune caratteristiche e metodologie proprie dell’ABA sono anche state “fatte proprie” da TEACCH, che fa dell’integrazione uno dei suoi punti di forza. Restano però alcune differenze inconciliabili tra TEACCH e ABA: il primo considera la dipendenza dai prompt come una possibilità che ostacola la generalizzazione. In realtà questo rischio non è contemplato dalla letteratura scientifica. Inoltre TEACCH ritiene limitate le possibilità di trattamento dei DSA, sostenendo che in presenza di questi disturbi è sempre necessaria anche una forte modificazione degli ambienti e contesti di vita ad affiancare l’insegnamento delle abilità. Posizione non condivisa dal metodo ABA che, seppure non escludendo l’adattamento del contesto come fattore utile, non lo ritiene sempre necessario (degli Espinosa, 2006).

La nascita e lo sviluppo del TEACCH

In una relazione ad un Convegno tenutosi a Bologna nel 2005, lo stesso dott. Eric Schopler, psicologo, ha spiegato il suo percorso professionale.

Questo inizia con Bruno Bettelheim, ideatore della teoria delle “madri frigorifero”, che spiegava come l’autismo fosse un disturbo di origine emotiva dovuto ad una relazione fredda ed ostile da parte della figura genitoriale di riferimento. La logica conseguenza per il trattamento del disturbo era, secondo Bettelheim, l’allontanamento del bambino dalla famiglia e l’affidamento a figure specialistiche in un ambiente artificiale.

Schopler racconta come il contatto con questa figura abbia instillato in lui il desiderio di non seguirne le impronte, ma anzi di creare qualcosa di completamente nuovo e diverso.

Il suo approccio è infatti basato su convinzioni opposte rispetto a quanto teorizzato da Bettelheim: il fatto che l’autismo sia un disturbo del neurosviluppo dovuto a cause organiche, e il fatto che il trattamento debba coinvolgere necessariamente la famiglia del bambino e svolgersi nel suo ambiente quotidiano (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici [ANGSA], 2005).

Negli anni ‘60 quindi, con il dott. Robert Reichler, TEACCH vede la luce (AutismSpeaks, n.d.). Si struttura in un programma statale nel 1972 all'Università della Carolina del Nord a Chapel Hill, quando Eric Schopler riceve la possibilità di continuare il suo lavoro con i bambini con autismo e con le loro famiglie attraverso una borsa di ricerca finanziata a livello federale (Mesibov & Shea, 2011). Ancora oggi in Carolina del Nord TEACCH è programma di Stato ed erogato quindi gratuitamente (ANGSA, 2005).

Da quel momento, TEACCH si diffonderà sempre di più diventando un modello ed un’ispirazione in tutto il mondo. Solitamente trova il suo setting ideale nell’ambiente scolastico o direttamente a casa della persona con DSA (AutismSpeaks, n.d.).

Nel coinvolgere l’organizzazione scolastica, il programma ha implementato corsi intensivi rivolti agli insegnanti e promosso un’adeguata strutturazione di spazi e tempi nonché della composizione delle classi. L’attenzione è rivolta non solo alle capacità scolastiche dei bambini con DSA, ma anche a quelle quotidiane e a quelle legate al gioco. È offerta anche la possibilità di partecipare a campi estivi, a gruppi per le abilità sociali ed in generale a occasioni di divertimento, utilizzando come bussola gli interessi dei destinatari e le loro capacità, che vengono sempre valorizzate. Sono previste anche strutture residenziali per le situazioni di autismo più grave (ANGSA, 2005).

TEACCH viene attualmente implementato da una varietà di professionisti (psicologi, logopedisti, insegnanti, ed in generale da operatori socio-sanitari), adeguatamente formati (on-line o in presenza) attraverso un preciso programma di certificazione, che permette di ottenere il titolo di “practitioner” oppure, completando altri passaggi, “advanced consultant” (AutismSpeaks, n.d.).

Visual learning nell’autismo

Uno dei concetti di base di TEACCH riguarda il fatto che i DSA siano caratterizzati da difficoltà nella comunicazione, nelle abilità sociali e nelle Funzioni Esecutive (FE) (AutismSpeaks, n.d.).

Con FE si fa riferimento a quelle capacità che permettono il controllo del comportamento: attenzione, pianificazione, flessibilità cognitiva e inibizione dei comportamenti inappropriati. Le funzioni esecutive sono essenziali anche in ambito sociale (Surian, 2011).

Altro presupposto di base di TEACCH è però il fatto che le persone con DSA presentino generalmente un punto di forza spiccato: un’ottima capacità di elaborare informazioni visive. Per questo TEACCH integra la comunicazione verbale con stimoli visivi (AutismSpeaks, n.d.) ed utilizza supporti visivi durante le attività e per rappresentarne l’organizzazione (National Autistic Society, 2017).

Gli stimoli visivi sono dunque utilizzati proprio per sostenere quelle capacità solitamente deficitarie in caso di DSA.

Ma davvero le persone con autismo sono degli ottimi “visual learning”? La letteratura scientifica sembrava abbastanza concorde nell’affermarlo, ma ora alcuni studi, seppure talvolta limitati, hanno messo in dubbio questo assunto.

Ad esempio, nello studio di Erdődi, Lajiness-O’Neill, & Schmitt (2013), i bambini con DSA hanno mostrato debolezze nell’apprendimento visivo (rispetto all’apprendimento verbale) nel confronto con il gruppo dei bambini neurotipici.

Anche altri studi  (Trembath, Vivanti, Iacono, & Dissanayake, 2015) non hanno trovato uno stile di apprendimento visivo predominante tra le persone con DSA, concludendo che non necessariamente le persone non neurotipiche siano “visual learners”.

I principi e valori fondanti del TEACCH

Eric Schopler era dunque mosso da alcuni valori e priorità fondanti che hanno caratterizzato e caratterizzano tuttora TEACCH. In primis, la volontà di diffondere informazioni corrette sull’autismo ed aumentare le capacità dei professionisti che lavorano con persone con DSA. Tra questi professionisti, è necessario che vi sia sempre una stretta collaborazione e comunicazione. I bambini e gli adulti con autismo devono essere valorizzati nei loro punti di forza e nella loro unicità, prendendo sempre in considerazione i loro interessi e bisogni. La presa in carico è infatti di tipo olistico, rivolgendosi alla persona nella sua interezza, e si basa non solo sulla diagnosi categoriale, ma su valutazioni qualitative e funzionali. Viene inoltre riconosciuta la necessità di svolgere ricerca per aumentare le conoscenze rispetto a questi disturbi e fornire assistenza sempre più di qualità. TEACCH è flessibile: viene adattato ad ogni persona anche a seconda della sua età  (National Autistic Society, 2017).

D’altra parte, TEACCH promuove la flessibilità cognitiva e l’autonomia, supportando così il senso di autoefficacia (AutismSpeaks, n.d.). Questo anche perché le abilità che vengono insegnate non sono utili solo per l’apprendimento scolastico e/o l’inserimento lavorativo, ma anche per la gestione degli interessi e del tempo libero  (National Autistic Society, 2017).

TEACCH si basa su sette principi fondamentali basati sugli studi sperimentali di Schopler e colleghi.

Secondo il principio TEACCH numero 1, affinché la persona possa imparare nuove abilità, è necessario prima adattare l’ambiente alle sue difficoltà.

Il principio TEACCH numero 2 sottolinea l’importanza della rete di professionisti e della collaborazione con le figure centrali per la persona con DSA. Nel caso di presa in carico di un bambino, sarà fondamentale il dialogo e la formazione di genitori ed insegnanti. Quando la persona con DSA è invece adulta, importanti interlocutori sono i professionisti esperti per eventuali inserimenti lavorativi, nonché le stesse aziende. Solo in questo modo è possibile sviluppare o valorizzare competenze per promuovere l’autonomia. Infatti TEACCH parte del presupposto che ogni persona non neurotipica possiede dei punti di forza da valorizzare e dei punti di debolezza. I primi sono il punto di partenza per la definizione degli obiettivi del programma, i secondi vanno invece individuati ed accettati. Questo è definito dal principio TEACCH numero 3.

Il principio TEACCH numero 4 definisce la cornice teorica di riferimento: il più ampio modello cognitivo - comportamentale. In questo ambito i comportamenti della persona vengono analizzati secondo antecedenti. I comportamenti – problema, soprattutto quelli aggressivi, sono spiegati a partire dalle difficoltà comunicative. Gli studi infatti dimostrano come l’incapacità del bambino o dell’adulto di essere consapevole dei propri bisogni e di esprimerli causi frustrazione e come, insegnando capacità comunicative alla persona, diminuiscano i comportamenti aggressivi (ANGSA, 2005).

Un’altra causa dei comportamenti problema, secondo TEACCH, può essere anche l’eccesso di stimoli, oppure il cambiamento di routine o ambienti. Per trattare quindi i comportamenti problema, i professionisti formati su TEACCH utilizzano tecniche comportamentali oppure modificano aspetti dell’ambiente (degli Espinosa, 2006).

Il principio TEACCH numero 5 indica gli strumenti utili per la valutazione e diagnosi funzionale: la scala per la valutazione  della gravità dei sintomi dell’autismo (CARS), il Profilo Psicoeducativo (PEP-3), il Profilo di valutazione per la transizione al lavoro (TTAP).

Approfondimento: La diagnosi di autismo

Le ricerche di Schopler hanno messo in luce il fatto che l’autismo comporta peculiarità percettive e cognitive, con effetti sulle abilità sociali. Per questo il principio TEACCH numero 6 sottolinea l’importanza di un ambiente strutturato e di supporti visivi per poter insegnare nuove abilità alle persone con DSA, sempre a partire dal presupposto che le persone con DSA siano “visual learners”. I compiti proposti devono partire da quello che il bambino o l’adulto sa già fare, proseguire per piccolissimi passi ed essere sempre adeguati al livello di sviluppo della persona e coerenti con i suoi interessi. Anche il tempo dell’insegnamento va organizzato con rigore affinché possa essere prevedibile, e reso visualizzabile per la persona in modi adatti alle sue capacità di simbolizzazione.

Fin dall’inizio del suo lavoro Schopler era convinto che chi già ricopriva un ruolo educativo per il bambino, quindi non solo i genitori ma anche gli insegnanti e i parenti, potesse essere formato dai professionisti e diventare così egli stesso non solo alleato, ma vero e proprio terapeuta.

Approfondendo dal punto di vista scientifico questo aspetto Schopler e il suo gruppo di lavoro ne trovarono conferma: i genitori forniscono informazioni cliniche rilevanti e precise e, se formati e coinvolti, possono mettere in atto in prima persona interventi fondamentali per il miglioramento dei loro figli. È su questa base che trova fondamento il principio TEACCH numero 7.

Il coinvolgimento di altre figure di riferimento per il bambino, fondamentale a partire dal dialogo tra la scuola e la famiglia, deve sempre partire da una conoscenza di base dell’autismo e dall’approfondimento di aree di forza e di difficoltà di ogni singola persona (ANGSA, 2005).

L’efficacia del TEACCH

Alcuni studi, tra cui anche revisioni sistematiche, hanno confermato l’efficacia di TEACCH, dimostrando miglioramenti nell’apprendimento e nelle capacità motorie. Esistono prove di efficacia anche per la sua implementazione con persone con DSA adulte. Uno dei punti di forza delle strategie utilizzate è inoltre il fatto che possono essere integrate con altri approcci, come il metodo ABA (AutismSpeaks, n.d.).

Come molti approcci che utilizzano tecniche di tipo comportamentale, TEACCH subisce talvolta dei pregiudizi. Vi è l’idea ad esempio che sia adatto solo in casi gravissimi, oppure che limiti le potenzialità espressive della persona. Un timore che può essere presente tra i genitori è che questo tipo di interventi possa isolare il bambino; in realtà tra le abilità che TEACCH si propone di promuovere vi sono anche e soprattutto le abilità sociali, pertanto può aiutare la persona con DSA nelle interazioni con gli altri (Applayed Beahvior Analysis Programs Guide, n.d.).

È vero che la ricerca sul TEACCH non è attualmente molto ampia, ed ancora meno sono gli studi revisionati in modo indipendente e pubblicati. Degli Espinosa (2006) riporta gli studi che hanno dato i risultati più promettenti. Schopler, Mesibov and Baker (1982) hanno preso in considerazione un campione di più di 600 soggetti dimostrando come il programma TEACCH diminuisce la percentuale di istituzionalizzazione, portandola dal 74% al 7%. Ozonoff & Cathcart (1998) hanno confermato l’efficacia di TEACCH nel migliorare le abilità motorie, ma hanno trovato anche dati interessanti relativi all’imitazione non verbale.

Dati raccolti da Lord & Schopler, seppure a rischio di sovrastima per ammissione degli stessi autori, hanno dimostrato miglioramenti più significativi in caso di intervento precoce e in bambini con Quoziente Intellettivo sotto il 50. In questi bambini lo studio ha registrato un aumento del punteggio di QI, non rilevato nel gruppo con un QI di partenza maggiore (degli Espinosa, 2006).

Una metanalisi su 14 studi ha inoltre dimostrato che TEACCH permette di sviluppare abilità, ridurre l’intensità dei sintomi autistici e dei comportamenti problema, ma anche di diminuire lo stress di genitori ed insegnanti, aumentando il loro benessere (Sanz-Cervera,Fernández-Andrès,Pastor-Cerezuela, & Tárraga-Mínguez, 2018).

D’altra parte, la complessità stessa di TEACCH, che prevede un approccio personalizzato su ogni individuo ed in ottica life course, sfugge alla possibilità di una valutazione molto rigorosa (Mesibov, 1997, citato in degli Espinosa, 2006).

TEACCH non è inoltre esente da limiti: sebbene siano osservabili miglioramenti a seguito di questi interventi, non è sempre chiaro se siano o no conseguenti solo all’implementazione del programma. Questo perché in molti studi condotti è assente un gruppo di controllo (Applayed Beahvior Analysis Programs Guide, n.d.).

Alcuni studi (Virues-Ortega, Julio & Pastor-Barriuso,2013) hanno dimostrato un miglioramento limitato nelle abilità motorie, verbali e cognitive, e trascurabile nelle capacità utili alla vita quotidiana. Gli effetti migliori si ottengono nei comportamenti sociali e nel trattamento dei comportamenti - problema. Tuttavia, in generale questa metanalisi fornisce solo un limitato supporto all’utilità di TEACCH, che non appare mediata da durata, intensità e setting di intervento. Infine gli studi presi in considerazione, per le ragioni sopra citate, sono troppo pochi per giungere ad una conclusione definitiva, sia essa la conferma o la disconferma dell’efficacia di TEACCH.

Pertanto, nonostante si tratti di un intervento potenzialmente molto utile nel trattamento dei DSA, che può permettere alle persone non neurotipiche di ottendere i loro obiettivi, è necessario continuare ad approfondirne l’efficacia attraverso ulteriori ricerche scientifiche. Può essere particolarmente utile l’integrazione con altri tipi di interventi come l’ABA (Applied Behavioral Analysis) (Applayed Beahvior Analysis Programs Guide, n.d.).

Leggi anche: Metodo ABA

Conclusioni

Dalla presa di distanza delle posizioni di Bettelheim e dalla mente di Eric Schopler nasce TEACCH, metodo di trattamento ed approccio allo studio dei DSA. Nonostante risultati promettenti in termini di efficacia, sono necessari ulteriori approfondimenti soprattutto per quanto riguarda l’età adulta ed adolescenziale. Se la forza scientifica di alcuni assunti di base di TEACCH è stata messa in discussione da recente letteratura, molti principi ispiratori sono in ogni caso di indubbia utilità ed incontrano in diversi punti quelli di altre metodologie di intervento per gli stessi disturbi.

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Bibliografia

  • American Psychiatric Association (2013). Diagnostic and statistical manual of mental disorders - fifth edition. APA, Washington
  • Applied Beahavior Analysis Program Guide (n.d.) What is the TEACCH Method? Disponibile su: https://www.appliedbehavioranalysisprograms.com/faq/what-is-the-teacch-method/ [04.01.2020]
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  • Virues-Ortega, J., Julio, F. M., & Pastor-Barriuso, R. (2013). The TEACCH program for children and adults with autism: A meta-analysis of intervention studies. Clinical psychology review, 33(8), 940-953.
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